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Guerra in porto, gli operai bloccano i Tir - Il Tirreno Livorno

 

 
Scotto conquista un traffico togliendolo a Tco e scoppia la rivolta sulla banchina  
 
 
 LIVORNO. Scoppia un’altra guerra in porto. La Scotto di Giorgio Neri ha soffiato un traffico di sabbie (zirconio) al Tco, il terminal partecipato da agenti marittimi e Compagnia Portuale. La risposta del Tco non si è fatta attendere. Ieri mattina i lavoratori del terminal hanno bloccato i camion che stavano andando a caricare tremila tonnellate di sabbie sul molo Italia, dove - autorizzata dall’Autorità portuale e dalla Capitaneria - ha attraccato la nave “Sea Glass” diretta alla Scotto. Mentre i vertici del Tco - (il presidente Alberti e il direttore Barbera) - sono saliti a Palazzo Rosciano per protestare contro l’autorizzazione che ha consentito a Neri di prendersi un lavoro sempre fatto dal Tco. Il blocco stradale è stato rimosso nel pomeriggio, dopo che le due parti, al tavolo dell’Authority, hanno raggiunto una tregua. «Per il momento - si legge in una nota - considerando che dovrà essere attentamente verificata la compatibilità tra le rinfuse solide e la banchina di destinazione individuata, la responsabilità dello scarico rimarrà della Scotto, ma verrà utilizzato unicamente il personale di Agelp». La nave è così stata scaricata con personale di Agelp che ha integrato quello della Scotto. Ma il problema resta aperto: il punto è se Scotto può eseguire un traffico di rinfuse sul Molo Italia, accosto pubblico ma dove ha precedenza su tutti gli altri: un traffico di una tipologia diversa da quelle per cui ha avuto l’area in concessione (prodotti forestali e affini). Alberti e Barbera, ricevuti dal segretario generale Gionfriddo e dai funzionari dell’Authority, confortati da un parere dell’avvocato Batini, sostengono di no. Giorgio Neri e l’avvocato Canepa, che subito dopo si sono recati in Authority, dicono di sì: «La banchina è pubblica e la Scotto vi ha lavorato come impresa articolo 16, senza impegnare il piazzale retrostante: i camion sono stati caricati sulla banchina direttamente dalla nave». «Ma con l’indispensabile supporto logistico del piazzale» obiettano dal Tco.
 Sembrano dettagli, in realtà la questione è più ampia. Dopo il monopolio delle auto e quello dei traghetti, è sotto scacco anche il monopolio delle rinfuse solide finora appannaggio esclusivo del Tco: società nata apposta per garantire uno sbocco a mare a traffici di singoli agenti marittimi. E l’attacco viene ancora una volta dall’ultima generazione delle grandi famiglie del porto, ieri la Sintermar di Silvio Fremura e Corrado Neri, oggi la Scotto di Giorgio Neri. Equilibri che hanno retto per decenni vengono messi in discussione dalla pressione del mercato. Clienti e armatori sempre più esigenti in fatto di tariffe e di servizi non hanno problemi a trovare sponde nel porto: così ha fatto Tirrenia con Unicoop Impresa, così Grimaldi con Sintermar. Gallanti è atteso al primo vero duro banco di prova.
C.M.  


 

In spirito

Appena scoppiata la rivolta sulla banchina, avvocati e imprenditori si sono fiondati all’Autorità Portuale per risolvere il problema. A riceverli hanno trovato il segretario generale dell’Authority Gionfriddo, il dirigente Motta, i funzionari Manzi e Vivaldi. Gallanti, rimasto a Genova come tutti i lunedì, era presente in spirito.
 
«Lì quel lavoro non si può fare Ancora una volta regole forzate»  
 
 
 LIVORNO. «Ribasso dei prezzi e forzatura delle regole: questa è concorrenza sleale». Non hanno dubbi al Tco, il terminal dei rinfusisti partecipato da agenti e portuali. Dove si parla, diffusamente, dei consistenti ribassi tariffari (fino al 25%) che Scotto avrebbe garantito all’armatore - più alcuni bonus (spedizioniere gratuito). «Ma il punto però non è solo questo - dicono - Scotto ha ottenuto l’unificazione delle tre concessioni che aveva già con una forzatura delle regole, perchè le concessioni dovevano essere restituite e rimesse a gara. E adesso vorrebbe utilizzarle per eseguire un traffico che non rientra in nessuno degli atti, quello delle rinfuse». Magari con l’escamotage che tutto il lavoro viene svolto a banchina, senza impegnare i piazzali. «Noi siamo per il rispetto delle regole» dicono alla società presieduta da Roberto Alberti. Non puoi chiedermi delle aree per fare una cosa e poi farne un’altra, pur con un artificio, quello dell’utilizzo della sola banchina. All’Autorità Portuale chiediamo il ripristino di una situazione in cui legalità e concorrenza si conciliano».
 
«Certo che possiamo lavorare Noi vittime di un boicottaggio»  
 
 
 
 LIVORNO. «Ieri mattina abbiamo subito un boicottaggio. E credo che il nostro porto abbia fatto una pessima figura con armatore e cliente». Giorgio Neri, titolare della Scotto, è di poche ma incisive parole. «Non conosco atti in cui si afferma che a Livorno i traffici di rinfuse solide possono solo essere fatti olo dal Tco. se poi esistono, datemeli, perchè possono essere interessanti per l’Autorità garante del mercato. Noi siamo un concessionario art. 18 che non ha banchina. Abbiamo un accosto riservato sul Molo Italia. Ebbene, abbiamo lavorato questo traffico di zirconio come impresa articolo 16, sulla banchina, senza impegnare il piazzale della concessione articolo 18. Dove è il problema? Aggiungo - dice ancora Neri - che non è la prima volta che facciamo un carico di rinfuse su una banchina pubblica». Ma perchè solo oggi succede il putiferio? «Credo che sia un momento particolare in cui si teme la concorrenza. Altro non voglio aggiungere».


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