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«Guerra» tra Scotto e Orlando per scaricare la «SeaGlass II» - La Nazione Livorno

 

E la nave resta per ore bloccata a banchina. Lungo vertice in Authority
 
 di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
COME AI TEMPI delle più dure barricate sulle banchine, quando ci volevano le cariche della Celere per riaprire il porto. Ieri alla radice del molo Italia è sembrato di tornare indietro di trent’anni, con un picchetto inferocito a sbarrare l’accesso al molo: 35 camion fermati, una nave, la «Seaglass II» bloccata a banchina senza lavorare, gli addetti alla società terminalista Scotto (gruppo Giorgio Neri Spa) anch’essi impossibilitati a lavorare, fermi anche i lavori alle tre navi alla calata Orlando. Insomma, una brutta storia: che non è bastata a sanare un vertice chiesto ed ottenuto dalle parti in Autorità portuale, prolungatosi per ore, con la partecipazione anche dell’amministratore delegato ddel Tco Roberto Alberti, alla presenza del segretario generale avvocato Gionfriddo (in contatto telefonico con il commissario Gallanti, che arriverà oggi da Genova). Dal vertice, unica decisione emersa è stata quella di non decidere: con la salomonica sentenza che a «lavorare» sulla nave contestata al momento non fossero né gli addetti al Terminal Calata Orlando- quelli che hanno inscenato la protesta — né quelli dell’impresa Scotto — che l’hanno invece subita. Per non costringere la nave a una prolungata e improduttiva permanenza al molo Italia, l’Autorità portuale ha ottenuto che a scaricarla fossero i portuali «supplenti» dell’Agelp; in attesa di un più approfondito esame delle documentazioni presentate da entrambe le parti in causa, anche in vista di nuovi arrivi tipo «Seaglass II» al molo Italia per la Scotto.
LA VICENDA è finita in un amaro contenzioso tra poveri, una parte a difendere un lavoro perduto — quelli del terminal Calata Orlando — l’altra a rivendicare il diritto di averlo conquistato, basandosi sulle leggi del libero mercato, ovvero avendo presentato un’offerta globalmente migliore. La storia: la «Seaglass II» opera per Gragnani e trasporta sabbie di zirconio, materiale povero che storicamente affluiva da 15 anni alla calata Orlando, vi veniva stivato e proseguiva poi per vetrerie e piastellifici su camion o vagoni merci. Poi la sorpresa, amara per gli addetti del Terminal Calata Orlando: il traffico è stato perduto, a favore della Scotto che ha presentato un’offerta basata su costi più bassi e (probabilmente) «rese» migliori. Cose che succedono nei porti e nel nostro porto (sono ancora fresche le vicende del terminalista Lucarelli che ha portato via la Tirrenia al terminal Ltm e della Sintermar che ha fatto lo stesso sempre all’Ltm delle linee di Grimaldi): ma in questo caso c’è stata l’esasperata reazione contro Scotto perché al terminal Calata Orlando hanno sostenuto che non avesse la necessaria licenza per i rinfusi e che anzi sul molo Italia possa lavorare solo forestali e poco altro.
TESI QUEST’ULTIMA ovviamente contestata dal gruppo Neri e dai suoi legali, che hanno presentato una nutrita documentazione a sostegno dei propri diritti. Insieme alla protesta per il blocco di ieri mattina, che ha interrotto un pubblico servizio ed ha fatto perdere tempo prezioso.


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