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La Nazione Livorno - Bellabarba «minaccia» di licenziare
— LIVORNO —
SONO SUL PIEDE di guerra i lavoratori della società Bellabarba. Rischiano il posto di lavoro perchè il pressing del comitato sui camionisti che ogni giorno percorrono la via del Limoncino per raggiungere la cava sul Monte La Poggia «crea gravi ripercussioni e notevoli disagi anche di ordine finanziario — scrivono i sindacatidi edili Cgil, Cisl e Uil — tali da mettere a rischio l’occupazione e la permanenza dell’impresa stessa nell’ambito dell’imprenditoria locale». Insomma, da una parte il comitato continua la sua protesta a suon di barricate, dimostrazioni e azioni legali; dall’altra le amministrazioni spaccate tra i tecnici che autorizzano gli impianti e una parte di politici che li contestano; nel mezzo la società che deve pagare 60 dipendenti. Il documento è stato diffuso dai sindacati all’indomani della riunione che si è tenuta nella sede aziendale dell’impresa Bellabarba. I sindacati di categoria, le rsa aziendali e Confindustria Livorno hanno fatto il punto di quanto sta accadendo intorno a Monte La Poggia. «L’azienda — continua il comunicato — ha illustrato la grave situazione che da tempo si è instaurata sull’impianto di smaltimento del Limoncino in fase di costruzione e regolarmente autorizzato dalle istituzioni». Bellabarba, da tempo ormai, lamenta le difficoltà che incontrano quotidianamente i propri lavoratori. «Una grave situazione che impedisce all’azienda di svolgere l’attività operativa — proseguono i sindacati — e quotidianamento un gruppo di persone crea un blocco all’ingresso della via di accesso dell’impianto stesso impedendo ogni attività lavorativa».
PIÙ VOLTE I FRONTISTI sono stati richiamati a non occupare la strada anche dalla polizia municipale ma il nodo sulla natura di via del Limoncino che fino a pochi mesi fa era esclusivamente ad uso dei privati è al centro di questa polemica. Così da settimana si assiste alla continua sfida — fino ad ora pacifica — tra i membri del comitato e i lavoatori della Bellabarba: i primi che controllano il via vai dei camion, i secondi che devono svolgere il loro lavoro. Ed in questa fase delicata — mentre la magistratura porta avanti l’inchiesta, e la politica cerca di uscire dal pantano in cui si è messa con la relazione elaborata dalla terza commissione provinciale fortemente critica nei confronti di questo progetto — arriva l’avviso della società che denuncia i disagi finanziari e il rischio disocupazione per i lavoratori.
IL SOPRALLUOGO IERI MATTINA IL SITO È STATO VISITATO DALLA FUNZIONARIA SILVIA DUCCI DOPO L’ESPOSTO SU ALCUNI REPERTI
Si è mossa anche la Soprintendenza ai Beni Archeologici
E’ UNA VOCE che circola nei corridoi della Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana, ma l’impressione sussurrata nei corridoi è che sia stato compiuto uno scempio a Monte La Poggia dove nella ex cava si sta lavorando per realizzare la famigerata discarica di rifiuti speciali, di cui si discuterà in consiglio provinciale il 17 febbraio (la Provincia è l’ente che ha dato l’autorizzazione al progetto). E c’è da giurarci che il comitato a salvaguardia della cava di Monte La Poggia parteciperà numeroso. Intanto ieri mattina il sito della cava è stato visitato da Silvia Ducci, funzionaria responsabile della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana. La sua presenza è stata richiesta direttamente dalla Soprintendenza ai beni culturali di Pisa alla quale il comitato si è rivolto per chiederne l’intervento. Nell’esposto del comitato è stata denunciata «l’eliminazione di una vena sorgiva, la parziale tombatura del fosso dell’Arco; il danneggiamento di un antico acquedotto, il turbamento della viabilità e della fruizione della Villa del Limone e del complesso dell’Orologio di cui la Soprintendenza ai beni culturali aveva chiesto di tenere nella massima cura in sede di conferenza dei servi svoltasi in relazione alla autorizzazione integrata ambientale per la discarica».
«QUESTA la prescrizione, come altre della Soprintendenza — denuncia l’avvocato Patrizio Rossi che rappresenta il comitato — non è stata rispettata, così come non è stata rispettata l’altra prescrizione della Soprintendenza relativa alla apposizione di stabilizzato sulla via vicinale della Sambuca, percorsa dai camion diretti alla cava. E questa via vicinale è il tratto di strada terminale per la cava erroneamente denominato via del Limoncino». Sul fronte penale, in riferimento al quale il comitato ha dato mandato all’avvocato Giancarlo Altevilla per chiedere l’intervento della Procura per la valutazione della conformità agli strumenti urbanistici del progetto di discarica nella ex di Monte La Poggia, va avanti il lavoro di indagine sta andando avanti. L’avvocato resta convinto della sua opinione e cioè che «nelle previsioni urbanistiche di Livorno non è ammesso il ripristino di una cava attraverso l’attività industriali di conferimento di rifiuti».
Monica Dolciotti
«IL GRUPPO Bellabarba — scrivono Cgil, Cisl e Uil — occupa 60 dipendenti che arrivano a 100 unità con l’indotto. Ha investito 6 milioni di euro dopo aver ricevuto le autorizzazioni previste per svolgere il lavoro. Siamo venuti a conoscenza anche dei gravi atti intimidatori documentati che giornalmente si verificano e fanno temere anche per l’incolumità dei lavoratori stessi. Per questo motivo le organizzazioni sindacali preoccupate per la grave situazione, convocheranno le assemblee dei lavoratori interessati e successivemante intraprenderanno tutte le iniziative necessarie». Il primo appuntamento è in calendario per il prossimo lunedì 14 febbraio alle 16 alla sede della società Bellabarba.
«I LAVORATORI sono stanchi di dover ogni giorno incontrare ostacoli — spiegano i sindacati — e sono sull’orlo di una forte reazione. Noi cerchiamo di stemperare gli animi ma non è facile mantenere la calma. Tra l’altro non si tratta di un lavoro semplice, stanno tutto il giorno nel fango e la sera tornano a casa con le tute sporche. Come i minatori. In più, dover superare, senza reagire, cordoni umani che ti contestano sincermanete non è facile. Ed ora, dopo mesi di tensioni, i dipendenti sono davvero stanchi». Ma si sopporta anche questo per portare a casa 1200 euro di stipendio, anche se ora la pressione psicologica è davvero molto forte. I sindacati difendono i posti di lavoro e sono pronti a tutto. Anche a manifestare davanti al Comune ma soprattutto sotto i loggioni della Provincia.
Michela Berti
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