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Mordashov e banche, trovata l'intesa - Il Tirreno Piombino

 

La firma definitiva rimandata alla ratifica degli altri istituti che vantano crediti per 770 milioni di euro  
 
 
Svolta dal vertice di Mosca sulla ristrutturazione del debito della Lucchini  
 
 
 
Condivisi i principi che consentiranno il rientro finanziario  
 
GIORGIO PASQUINUCCI  


 PIOMBINO. L’intesa preliminare tra Mordashov e le banche sulla ristrutturazione del debito Lucchini è stata raggiunta. Ma poco di più è trapelato dalla cortina di ferro che ha protetto ieri il vertice di Mosca. I particolari saranno probabilmente resi noti oggi, anche perché di fronte all’oligarca russo c’erano solo i rappresentanti delle tre banche che in questi mesi hanno occupato la cabina di regia della complessa trattativa, la Bnp Paribas, l’Unicredit e Intesa San Paolo.
 I risultati del vertice di Mosca dovranno essere verificati anche con le altre banche creditrici, tra cui figura anche il Monte dei Paschi di Siena con un’esposizione di 143 milioni, sui 770 complessivi. A rafforzare l’ipotesi che si sia aperta davvero la strada per scrivere l’accordo definitivo, però, c’è il fatto che a trattare siano state proprio le banche più intransigenti, tra cui la Bnp Paribas, che già nel giugno scorso aveva inviato al Gruppo Lucchini un avviso di default.
 Da lì in poi è iniziato il lungo braccio di ferro, in risposta anche alla decisione di Mordashov di separare il destino di Severstal da quello della Lucchini, acquisendo personalmente il controllo del 50,8% del gruppo bresciano per evitare di allargare le conseguenze del suo eventuale fallimento.
 Ci sono voluti oltre sei mesi per arrivare all’intesa di oggi, passando spesso tra improvvisi colpi di scena. Alla vigilia di Natale gli stessi managere della Lucchini avevano diffuso valutazioni ottimistiche. I russi avevano invitato le banche al summit di Mosca. Poi, nelle ultime settimane, il diktat di Mordashov che ha posto tre condizioni essenziali: la trasformazione di 200 milioni del debito in strumenti finanziari convertibili nel 35% di azioni, la presenza di un suo uomo in più nel cda e la vendita immediata di Ascometal, valutata 350 milioni. E proprio alla vigilia del summit di Mosca, Mordashov ha avviato il suo piano, cedendo alla svizzera Bkw 4 centrali idroeletriche possedute dall’Ascometal nelle Alpi.
 La revisione del piano discusso a dicembre però non era stata gradita dalla banche. Già restie ad ipotizzare un loro ingresso nel capitale azionario della società, si sono viste infatti elevare da 150 a 200 milioni la quota del debito da trasformare in obbligazioni convertibili nel 35% di azioni.
 Erano apparse in totale disaccordo anche sulla destinazione dei proventi della vendita di Ascometal, che Mordachov voleva far incassare a Severstal per compensare il debito arretrato.
 Anche se di cifre al momento né i russi né le banche vogliono parlare, sembra trovare fondamento un’indicrezione diffusa l’altro ieri da “Milano Finanza”, secondo la quale sarebbe stato raggiunto un compromesso sull’entità del credito da convertire.
 Intanto, mentre i sindacati hanno chiesto un incontro all’azienda che si svolgerà sabato prossimo, della vicenda Lucchini si è occupato ieri anche il consiglio regionale che ha auspicato un piano industriale di più ampio respiro e nuovi investimenti.
 
IN SENATO  
 
In salvo i finanziamenti alla Port authority  
 
 
 PIOMBINO. «Il tentativo del Pdl di sottrarre i finanziamenti ai porti di Livorno, Piombino e Carrara, è stato sventato. L’emendamento al cosiddetto “Milleproproghe”, è stato dichiarato inammissibile dal Senato».
 La notizia è contenuta in una notfirmata da Fabio Evangelisti, deputato e segretario toscano dell’Idv. «Stiamo parlando di 200 milioni di euro - spiega - non ancora utilizzati dalla rispettive Autorità portuali che, secondo l’emendamento Latronico, avrebbero dovuto essere recuperati in parte dall’Erario e in parte ridistribuiti ad altri porti, in particolare Savona, Gioia Tauro e Genova. Sono finanziamenti ingenti, che spettano alle Port authority toscane, che hanno tutto il diritto di investire nei tempi e nei modi ritenuti più opportuni».
 Per Evangelisti «l’inammissibilità dell’emendamento ha scongiurato una storpiatura legislativa gravissima che avrebbe letteralmente affamato i porti della nostra regione. Ciò non significa, però, che i nostri scali siano salvi, perché questo episodio palesa la volontà manifesta della maggioranza di colpirli».


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