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«No al modello Marchionne e sì al progetto De Tomaso» - La Nazione Livorno

 

Pedini (Fiom) chiede la reindustrializzazione del territorio
 
 
di IGOR VANNI
— LIVORNO —
SARANNO dieci i pullman che partiranno da Livorno e provincia per partecipare alla manifestazione regionale del 28 gennaio, giorno dello sciopero generale di 8 ore indetto dalla Fiom. La protesta andrà in scena a Massa, città eletta a sede dell’agitazione regionale per la drammaticità della situazione dei lavoratori Eaton. A spiegare le ragioni dello sciopero è il segretario provinciale della Fiom, Enrico Pedini. «Uno sciopero conseguente alle note vicende di Mirafiori — ha detto Pedini —, in difesa del contratto nazionale di lavoro senza deroghe, per la democrazia e la libertà di rappresentanza sindacale. Questo sciopero per il nostro territorio ha anche una doppia valenza perché in questi due anni di crisi abbiamo fatto lotte e accordi importanti. Abbiamo impedito la svendita dell’Eni salvaguardando diritti e occupazione, abbiamo fatto decine di accordi per salvare posti di lavoro e altri ancora per il recupero di produttività e contenimento della dinamica salariale aziendale, in modo da aiutare le imprese strette tra il crollo del fatturato e la diminuita liquidità del sistema bancario».
IN UN QUADRO simile, accordi importanti hanno riguardato proprio il settore della componentistica auto e grazie a questi si intravedono segnali positivi. «La Pierburg sta assumendo gli interinali — ha sottolineato Pedini —, la Trw ha aperto la cassa integrazione per la riorganizzazione per due anni, grazie alla quale una ventina di operai potranno arrivare al pensionamento, e la Magna si è impegnata a non licenziare nessuno per 30 mesi grazie al recupero di competitività dell’azienda. E sembra esserci una ripresa anche nella nautica, dove Benetti ha firmato per tre nuovi yacht. A fronte di quello che è accaduto a Mirafiori con l’uscita di Fiat da Confindustria, sembra che ci sia l’intenzione di farla rientrare andando a sottoscrivere un nuovo contratto per il settore dell’automotive. Questa intenzione rischia di far saltare gli accordi fatti a livello locale e di aprire una fase di conflittualità sul nostro territorio, dove invece i rapporti con Confindustria sono buoni. Lo sciopero per noi è anche un segnale preciso alla Confindustria di Livorno e a quella regionale affinché rifletta attentamente sulle possibili conseguenze di questa scelta. Non vogliamo certo aprire conflitti, ma non vogliamo neanche ricatti. Nelle fabbriche c’è una bella carica e la Fiom non si farà buttare fuori. Se a Mirafiori ha circa il 30%, qui abbiamo dal 60 al 75% delle rappresentanze nelle Rsu e anche la Regione deve stare attenta a non introdurre modelli che non si addicono al territorio».
NESSUNO spazio, dunque, per novelli Marchionne a Livorno. «Non ce n’è bisogno — ha detto Pedini — perché da noi operano multinazionali serie che si siedono con noi per discutere programmi e problemi e sanno che per operare bene hanno bisogno del sostegno dei lavoratori». Infine gli obiettivi a breve e medio termine. «È necessario avviare una nuova fase di reindustrializzazione del territorio — ha spiegato Pedini — sostenendo con forza il progetto industriale De Tomaso e individuando rapidamente soluzioni per nuovi insediamenti produttivi. Dobbiamo chiudere l’acquisto delle aree ex Delphi e utilizzare le aree libere del centro intermodale per attività logistico-manifatturiere. Dal 2008 in questo comparto si sono persi 1000 posti di lavoro, ma la manifattura è l’unico settore in grado di dare risposte numeriche elevate all’occupazione».


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