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Il Pd si spacca su Gallanti commissario E oggi c'è la sentenza - Il Tirreno Livorno

 

 
 LIVORNO. E il Pd si spaccò. Nel momento decisivo della nomina del presidente dell’Autorità Portuale. Oggi il Tar dovrebbe rendere nota la sentenza sul ricorso di Roberto Piccini. E ieri sera ecco arrivare una nota della sezione “economia marittima” del Pd, la potente sezione porto, nella quale si chiede al sindaco Cosimi di opporsi al tentativo di fare Gallanti commissario dell’Autorità Portuale.
 Il commissario. Domani scade anche la proroga di 45 giorni del mandato di Roberto Piccini. Il ministro dei trasporti Altero Matteoli, fra oggi e domani, firmerà il decreto di nomina del commissario, anche alla luce della sentenza del Tar. Gli accordi presi con Rossi prevedono la nomina già a commissario di Giuliano Gallanti, da convertire poi in presidente (verrebbe inserito nella terna da uno degli enti locali livornesi). Ma l’accordo su Gallanti commissario non piace, per niente, a una parte del Pd. Di cui si è fatta portavoce, ieri, la sezione porto.
 La forzatura. «La scelta del commissario - scrive la sezione porto del Pd - rientra nelle attribuzioni del ministro il quale, dopo aver sempre dichiarato che in caso di commissariamento avrebbe dato un incarico istituzionale al comandante del Porto, vorrebbe invece virare su un’indicazione di tipo “politico” designando un ex presidente dell’Autorità Portuale di Genova». Se così fosse, «si vorrebbe precostituire la scelta del futuro presidente. In questo caso saremmo di fronte ad un nuovo tentativo di espropriare gli enti locali delle loro funzioni, come già avvenne nel 2003 quando ci fu la nomina a commissario di Bruno Lenzi, poi annullata dalla Corte Costituzionale».
La terna. La sezione porto del Pd vuole rimettere le caselle al suo posto: «Oggi i Comuni di Livorno e di Capraia, la Provincia e la Camera di Commercio hanno espresso una terna di tre nomi che il Ministro ha immotivatamente respinto, chiedendo agli Enti una nuova terna. Il presidente del TAR, con il provvedimento del 24 dicembre, ha sospeso la richiesta del ministro ed ha disposto che gli enti non esprimano nuove candidature fino al momento della pronuncia del Tribunale Amministrativo». E così «il tentativo del ministro di introdurre una nuova candidatura alla presidenza passando dalla nomina a commissario verrebbe a eludere sia le indicazioni degli enti, sia il provvedimento del presidente del Tar, per mettere la città di fronte ad un fatto compiuto».
 Appello a Cosimi. Ecco: di fronte a questo scenario, la sezione porto chiede «che il sindaco di Livorno si opponga a questo tentativo, difendendo le prerogative del Comune e delle autonomie locali, attendendo e rispettando il pronunciamento del Tar».
 Ovvero, «se fosse confermata la legittimità della prima terna - accogliendo il ricorso a cui il Comune ha aderito, sulla base di un voto del Consiglio comunale- il ministro dovrebbe prenderne atto e non potrebbe insistere nel respingimento. Diversamente, per esprimere nuove candidature dovrebbe aprirsi un dibattito nella città per raccogliere le indicazioni delle forze politiche, sociali ed economiche cittadine e dovrebbe comunque investirsi il Consiglio comunale che già si era pronunciato a sostegno della candidatura del presidente uscente». Un «no» a Gallanti commissario, senza se e senza ma.
 Di Rocca. «Sapevo del dissenso dei compagni della sezione economia marittima - dice il segretario della federazione Pd Filippo Di Rocca - Non posso che ribadire quanto ho detto sabato mattina alla direzione del partito. Abbiamo deciso di assumere una decisione dopo la sentenza del Tar. E’ chiaro che qualsiasi decisione eventualmente presa prima di riconsiderare l’efficacia della prima terna equivarrebbe a un errore». (c.m.)
 
LA REPLICA  
 
Competizione solo a parole  
 
SERGIO LANDI  
 
 Caro Barbera, non si può inneggiare a Marchionne e poi tra il Chioma e lo Scolmatore pensare ad un “livornese” alla guida del porto. Questo mi fa pensare che l’aspirazione della imprenditoria portuale allo sviluppo del porto in una dimensione “globale” siano solo parole di circostanza perché più che un grande porto si pensa ad uno stagno dove il tran tran va avanti senza scosse nella tutela di “intese” che danno sempre meno alla città. L’idea stessa di porto come “condominio” mi pare fuori dal mondo. Dove sono i condomini-proprietari? Sono i concessionari? Suvvia, un po’ di Codice Civile. Non sarebbe male cominciare a misurare il valore delle concessioni su target di traffico e di reddito, magari vigilando e sanzionando quando i competitors non si mostrano all’altezza dello sviluppo e della modernizzazione.
 
Lamberti invita a rispettare le procedure  
 
Decida il ministro senza concertazione Tutto il resto è ipocrisia  
 
 
GIANFRANCO LAMBERTI  


 Non si può commissariare una città come Livorno, utilizzando maliziosamente il grimaldello della nomina alla Autorità Portuale. Mi spiego. Il commissario del porto prossimo venturo è di nomina esclusiva del ministro competente Altero Matteoli. Nessuna forma di concertazione è prevista dalle norme per questo, né con il presidente della Regione né con altri, rimanendo al ministro piena ed esclusiva autonomia di scelta.
 A questo siamo arrivati per una vicenda a dir poco tortuosa, unica in Italia, che si è consumata senza alcuna attenzione agli interessi del nostro scalo, né agli orientamenti delle assemblee elettive. Ma questo è e bisogna farci i conti.
 Ce li faremo, ma in nessun modo è ipotizzabile, sia sulla base delle norme, ma ancor di più sul piano politico ed istituzionale, un semplice automatismo che faccia prevedere che il commissario si trasformi poi in un presidente nella pienezza delle sue funzioni. Il rospo in principe azzurro, con un semplice colpo di bacchetta magica. Non, questo non si può.
 Nessun automatismo è possibile, non si scappa, visto che comunque vada il Tar, è poi necessario che la città possa insistere sulle proprie scelte o, nel caso queste vengano ritenute decadute, abbia il pieno diritto di riformularne di nuove. Trasformare il rospo in principe vorrebbe dire cancellare la città di Livorno in tutte le sue espressioni - istituzionali, politiche, imprenditoriali, sindacali e partecipative - dal percorso per la scelta del presidente del suo porto. Un trattamento inammissibile ed umiliante, che si sommerebbe all’inaccettabile anatema su Piccini, tutti tranne lui come simbolo di una storia da cancellare. Ma se il niet ministeriale su Piccini alla fine non può essere aggirato, quella di concedergli la possibilità di nominare un commissario che poi diventerà presidente, senza che la città dica la sua, sarebbe la peggiore e la più ipocrita delle soluzioni. Oltre che impossibile. E non si tratta di trovare qualcuno per forza nato a Livorno, ma di consentire a Livorno di fare la sua scelta, appunto. Il minimo, a difesa della dignità di una città sulla quale non è più consentito giocare.
 
Perché l’ordinanza su Sintermar va annullata  
 
Un caso che ha sbalordito l’Italia portuale, l’Authority non può restare inerme  
 
 
 
Concorrenza sì ma nel rispetto delle regole  
 
SIMONE ANGELLA   FILT-CGIL LIVORNO  

 In questi giorni nel nostro scalo sono esplosi problemi che avevamo da tempo denunciato, troppo spesso snobbati e trattati con sufficienza. In questi anni, sul tema delle regole, si sono aperti molti tavoli che spesso non hanno visto una conclusione. Le regole del mercato dei servizi e della manodopera portuale non sono un orpello ideologico ma un fattore importante se vogliamo che nel porto operino imprese strutturate, tecnologicamente avanzate, i cui lavoratori siano professionalmente formati. La concorrenza interna al porto è un problema fisiologico se giocata sulla base di regole rispettate, ma diventa una patologia se si alterano queste regole. In questi giorni ne abbiamo avuto ulteriore prova, quando in “ambito portuale”, Sintermar ha utilizzato un’impresa non autorizzata a svolgere nè le operazioni portuali e neanche quei servizi accessori cui è stata chiamata ed effettuare. L’Autorità Portuale non può restare inerme, il rispetto delle regole è per noi un fattore fondamentale per rendere competitivo il porto di Livorno. Per raggiungere questo obiettivo occorre che l’arbitro sia imparziale. Il tentativo dell’Autorità Portuale di distinguere il traffico Ro-Ro da quello Ro-Ro Pax, per rendere “diverso” il settore dei passeggeri ed ipotizzare una seconda concessione ad un soggetto già concessionario ha sbalordito l’Italia portuale. Le banchine e le aree demaniali utilizzate per svolgere operazioni portuali o sono pubbliche o sono in concessione ad un operatore privato, nell’ordinamento non esiste un “terzo genere”, come invece viene interpretato dall’ordinanza congiunta dell’Autorità Portuale e della Capitaneria riguardo agli accosti 14 E. Quindi o si corregge l’ordinanza facendo chiarezza sul fatto che queste sono banchine pubbliche o si impugna l’ordinanza perché contrasta con le norme. Da tempo i sindacati hanno denunciato la loro contrarietà ad un utilizzo disinvolto ed improprio che è stato fatto delle occupazioni temporanee delle aree demaniali pubbliche, che devono essere rilasciate in via straordinaria ad un’impresa art.16, e non possono protrarsi nel tempo come è accaduto nel porto di Livorno, altrimenti si vengono a creare distorsioni del mercato in quanto l’affidatario in queste condizioni deterrebbe “di fatto” una concessione, a danno dei terminalisti portuali, delle imprese art.16 che non potrebbero mai usufruire di quelle aree. Su questi principi che saranno in discussione nella prossima Commissione Consultiva, chiediamo coerenza e non sotterfugi. Con questi atti ed in presenza di una Autorità Portuale che ha difficoltà a governare le emergenze e di aziende che operano in spregio alle regole e in alcuni caso anche alle leggi, si è di fatto aperta una stagione di conflitti perché in questa situazione il sindacato risponde con azioni di lotta che non escludono gli scioperi. Dobbiamo riprendere il bandolo della matassa ed affrontare i problemi che non permettono al porto di sviluppare le sue enormi potenzialità di sviluppo.


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