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L'avvocato Batini nella «rosa» per l'Authority - La Nazione Livorno

 

«Fuori dalle lobby di potere ma onorato che qualcuno abbia fatto il mio nome»  

AL MATTINO fa colazione leggendo il filosofo Kant, poi passa ai giornali e, con i quotidiani sotto braccio, va in studio. Del suo segno zodiacale, il cancro, ha l’ambizione, quella sana, quella che gli ha permesso di vivere una vita intensa sotto il profilo professionale. Si è laureato a 22 anni in diritto tributario e oggi allo studio di via di Franco si aggiungono gli uffici di rappresentanza a Genova, Milano, Londra, e in Cina. E del segno zodiacale ha anche la memoria: si ricorda tutto — offese comprese — così come non dimentica gli amici. Lui è Giuseppe Batini, 72 anni all’anagrafe, occhi azzurri e sguardo da ragazzino impertinente, che tutti conoscono come Beppe, pisano. «Ha anche questo difetto», dicono di lui gli amici. Batini è un avvocato prestato alla politica: è recente l’impegno nell’Api, una sfida che lo diverte. Ma negli anni Ottanta quando la nostra città aveva una classe politica con rappresentanti nazionali di rilievo, lui era nel gruppo della Balena Bianca. E senza fare l’elenco degli incarichi, come si fa per la spesa, Beppe può raccontare di aver vissuto quella pagina. Una pagina che lo ha portato in questi giorni al centro delle attenzioni di una parte degli imprenditori marittimi che hanno sussurrato il suo nome per la presidenza dell’Autorità Portuale, come da un cilindro del prestigiatore volevano riportare Livorno ai momenti di gloria degli anni passati.
LUI, CHE il suo nome fosse stato fatto nelle stanze dei bottoni, non lo sapeva o meglio lo ha saputo solo dopo. Perché come ogni professionista che si rispetti, Beppe è anche un pò snobb, soprattutto perché vive un’intensa avventura professionale , ma soprattutto come lui stesso dice «Faccio il nonno» e aggiunge «Il mio podere in Chianti è sempre stato lo studio di via di Franco», da dove è partita la sfida nello studio di un avvocato importante Giuseppe Pellegrino. Insomma della poltrona dell’Autorità Portuale può farne a meno come lui stesso dice.
Ma. Nu.

di MARIA NUDI
— LIVORNO —
COSA AVRà provato Beppe Batini quando gli è stato detto che alcuni imprenditori marittimi di formazione catttolica ed alcuni esponenti politici avevano fatto il suo nome per la presidenza dell’Autorità Portuale. Cos’ha pensato quando si diceva che il suo nome era stato fatto dal ministro Altero Matteoli?
«Mi ha fatto piacere e mi ha lusingato e non avrebbe potuto essere diversamente anche perché di una cosa sono certo: non è stata un’iniziativa sollecita da me o da amici. Altrettanto certamente non ho preso questa iniziativa sul serio perché conosco questi ambienti e i retroscena che li guidano ritenendomi fuori da lobby di potere».
Qual è il futuro dell’economia portuale in questa città anche in base alla sua esperienza alla guida negli anni passati della Azienda Mezzi Meccanici?
«Indipendentemente dalla decisione solo formale che sarà presa dal Tar e da chi andrà a sedere sulla poltrona di presidente dell’Autorità Portuale il futuro del porto di Livorno è estremamente a rischio, poiché l’epoca delle grandi famiglie è terminata. E questo è sotto gli occhi di tutti e comunque non avrebbe potuto essere quella dei tempi passati. I traffici ro-ro si stanno spostando in altri porti a noi vicini e le grandi navi portacontenitori per inadeguatezza delle strutture, fondali e accesso al porto, probabilmente saranno costrette a dirottare su porti che in questi anni hanno portato a termine l’ammodernamento. Si deve riflettere anche su un altro fatto che mentre le navi possono modificare le caratteristiche relativamente in poco tempo al contrario le modifiche strutturali dei porti hanno tempi lunghi e devono essere previste e anticipate».
Il nostro scalo non ha quindi le caratteristiche di un porto affacciato sul Mediterrano e transeoceanico?
«Oggi non possiede queste caratteristiche. Non è in grado di ricevere tutte le navi e non ha i livelli di produttivita pari a quelli dei porti concorrenti».
Quali caratteristiche professionali dovrà avere il prossimo presidente dell’Autorità Portuale?
«Sicuramente una conoscenza del mondo armatoriale e delle sue necessità. In secondo luogo dovrà poter contare su una squadra che lo sostenga nel portare avanti il nuovo piano regolato re del porto di intesa con l’amministrazione comunale. Inoltre dovrebbe ottenere dal ministero i finanziamenti necessari all’allargamento delle bocche di acceso al porto e all’escavo dei fondali. E non di poca importanza varare una regolamentazione delle concessioni».
E se lei fosse sindaco per un giorno cosa farebbe per la città?
«Cercherei di realizzare quello che negli ultimi anni è stato oggetto solo di discussioni e polemiche e non di relizzazioni concrete. Anche se mi mancassero le idee realizzerei copiando quello che tante città a noi simili hanno realizzato. Penso ad esempio a Valencia che ha fatto cambiamenti strutturali in tempo rapido migliorando la qualità della vita dei cittadini. Perché alla fine quello che conta per un’amministrazione comunale è migliorare la qualità di vita dei cittadini».
Un sogno nel cassetto
«La mia vita è stata ricca di esperienze e di soddisfazioni. In questo momento la cosa che più desidero è stare accanto ai miei nipoti. Perché stare con i bambini ci permette di diventarlo nuovamente e quindi di avere altri spunti e di avere nuovi sogni e desideri. Credo che la più grande gioia per un uomo sia la progettualità unita alla curiosità».
Quali hobby nel tempo libero?
«Le mie quotidiane passeggiaste all’alba sul mare, la lettura, andare per musei e mostre e soppattuto viaggiare cercando di capire gli altri».


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