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Sacci. Grande incertezza per i trenta lavoratori in cassa integrazione - La Nazione Livorno

 

Tensione per la cementeria «Qui non ci dicono tutto»  

 
 di MONICA DOLCIOTTI
LIVORNO
DOMANI in Confindustria si terrà un incontro tra sindacati e proprietà della Cemeneteria Sacci per discutere della proroga della cassa integrazione alla trentina di dipendenti. «Ma la situazione è critica — ha detto all’assemblea dei lavoratori ieri Nicola Triolo della Cgil — perché tutto il gruppo Sacci è in crisi. All’Aquila si sciopera perché è prevista la mobilità; a Roma e Pescara c’è fermento per la cassa integrazione». E «questo stato di crisi è legato al mancato sblocco delle grandi opere». A Livorno quando si parla di grandi opere si pensa al porto e al lotto zero. Ancora Triolo. «Sarà chiesto a livello nazionale lo stato di crisi per il settore cemento».
DALLA PLATEA dei lavoratori si è alzata la voce di Italo Rossi, 57 anni. Gli mancano trentasei mesi per la pensione. «Le istituzioni si facciano carico di questa vertenza e ci dicano se per questo cementificio è arrivato ilmomento di mettere la parola fine. Temo che qualcuno sappia più cose di quelle che si vogliono far trapelare». E Maurizio Demi, altro dipendente «storico» della Sacci: «Cresce la rabbia tra i lavoratori che sono stati lasciati nell’incertezza, la quale può portare a gesti disperati, che però vogliamo evitare. Per questo abbiamo voluto questa assemblea». E «alla fine della cassa integrazione, che cercheremo di sopportare con tutte le nostre forze, vogliamo risposte concrete per il nostro futuro».
GIOVANNI Pardini, segretario confederale della Cisl, ha preso la parola condividendo i dubbi di Italo Rossi. «Ha ragione Italo. E’ arrivata l’ora che Comune e Provincia coordinino una cabina di regia per dare risposte veloci ed efficaci a chi vuole investire in questo territorio». E «alla Sacci va detto che non può lasciare le sue aree (27mila metri di cui 20mila coperti e 7000 scoperti) inutilizzate. E tutto questo aspettando chissà quali offerte e progetti?».
E I LAVORATORI in coro: «Sacci è in mano alle banche e temiamo la stessa sorte della Giolfo e Calcagno», chiusa due anni fa, in liquidazione e con i lavoratori in mobilità a fine anno. E le sue aree sono ad un tiro dalla zona portuale. «Come la Sacci _— ha osservato Marco Cannito di Città Diversa — sulla quale si dice che la Compagnia Portuali possa avere delle mire». Ma addirittura anche la famiglia Neri. Oltre a Cannito all’assemblea sono intervenuti sponenti del Pd (Roberto Brilli e Luca Fiordi), Tiziana Bartimmo di Rc. Vittorio Vittori di Sel. «Mancano i partiti di governo a Roma — _ ha detto Strazzullo, segretario confederale della Cgil — che abbiamo invitato».  


COMPONENTISTICA  
 
De Tomaso, e i corsi?
I CORSI di riqualificazione del personale De Tomaso (ex Delphi dell’omonimo gruppo americano leader nella componentistica auto, che ha chiuso lo stabilimento più di tre anni fa) sono fermi al palo. La Commissiomne Europea ha sessanta giorni di tempo per decidere se finanziarli o meno. E il termine scadrà a metà gennaio 2011. E’ il caso di dirlo, la Commissione Europea se la prende con calma.
«I lavoratori, a parte una decina che a Torino hanno seguito dei corsi per svolgere le mansioni di “tutor” nei riguardi dei colleghi, — dichiara Sergio Fondi della Cisl — gli altri 140 che rimangono sono ancora in cassa integrazione». Nonostante questo ritardo viene confermata la presenza della De Tomaso al Salone dell’auto a Ginevra nel marzo 2011 dove si prevede che presenterà i modelli di auto in alluminio a bassi consumi, che saranno prodotti negli stabilimenti di Livorno e Torino utilizzando la tecnologia ‘univis’ che abbasserà dell’80% il costo di realizzzazione del telaio. E il design sarà Pininfarina. E a Guasticce, dove si trova il capannone affittato dal gruppo di Gian Mario Rossignolo, si attende che la situazione si sblocchi. L’assessore regionale al lavoro, Gianfranco Simoncini, tuttavia mostra ottimismo. Sono stati chiesti 19 milioni di euro per i corsi per 1150 addetti inclusi anche quelli di Torino.
INTANTO sono in trasferimento in Slovacchia i macchinari per realizzare tettucci per i camion della olandese Inalfa, dove sono in produzione gli ultimi ordinativi prima dello stop definitivo previsto per febbraio quando lo stabilimento di Livorno chiuderà i battenti perché la casa madre ha deciso di delocalizzare in Slovacchia. I 45 addetti diretti più altettanti dell’indotto saranno in cassa integrazione in deroga da metà gennaio. E le aree ora occupate da Inalfa appartengono alla famiglia Frangerini. La loro destinazione, dopo la cessazione della produzione Inalfa, potrebbe anche mutare. ma è ancora presto per avanzare congettura. Nonostante questo c’è chi parla di destinazione a servizi o ad uso commerciale.
Monica Dolciotti


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