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Ricorso per bloccare la nuova terna - Il Tirreno Livorno
Piccini brucia i tempi e contrattacca: stamani depositerà l’atto al Tar
Tutto lascia supporre che non ci sarà una nuova rosa: dal 7 gennaio decideranno Rossi e Matteoli da soli
CRISTIANO MEONI
LIVORNO. Dalle parole agli atti. Roberto Piccini, presidente dell’Autorità Portuale, stamani depositerà il ricorso al Tar con il quale contesta la bocciatura della terna di candidati da parte del ministero dei trasporti. E, da quel poco che è trapelato, potrebbe essere un ricorso più insidioso del previsto per il ministro. Il quesito posto al Tar entrerà nel merito della bocciatura, non limitandosi a sottolineare la presunta assenza di motivazioni dell’atto ministeriale.
Quel che è certo è che il ricorso del presidente uscente è, al momento, l’unica stella fissa di un cielo astrale in movimento, dove ogni giorno che passa mutano posizioni e scenari. Un atto che potrebbe produrre a cascata conseguenze rilevanti. Perchè se venisse accolta la richiesta di sospendere la nota ministeriale, verrebbero annullati anche tutti gli atti conseguenti, compresa la eventuale seconda terna di candidati che il ministro ha chiesto agli enti locali e alla Camera di Commercio. Senza considerare che l’accoglimento del ricorso farebbe retrocedere l’iter di nomina di un paio di mesi e portererebbe dritti al commissariamento dell’ente (Piccini scade improrogabilmente il 18 gennaio).
Con la pistola spianata del ricorso di Piccini, è improbabile che gli enti livornesi presentino una seconda terna - quella che dovrebbe contenere anche il candidato buono - col rischio di farsela bruciare dai giudici amministrativi. Anche perchè il Comune mantiene ferma la posizione assunta lunedì sera in consiglio (ricorso contro la decisione del ministro) mentre la Provincia non pare avere la forza per distinguersi. Solo la Camera di Commercio è intenzionata a fare una nuova designazione, ma non sarà sufficiente a mettere in piedi una terna.
Se così è, il 7 gennaio passerà senza che sia stata presentata una nuova terna. E da quella data in poi - come prevede la legge - la nomina del presidente dell’Autorità Portuale sarà affare del ministro Altero Matteoli e del governatore Enrico Rossi. E Rossi potrebbe dire a Piccini quello che a Livorno non hanno il coraggio di dirgli: cioè che va scelto un altro presidente, perchè ci sarà sempre un Matteoli a Roma a sbarrargli la strada. A meno che il Tar non entri talmente nel vivo della questione da scoraggiare il ministro dal riproporre, argomentata, l’esclusione di Piccini.
LE DATE
LIVORNO. 7 gennaio, 18 gennaio. Sono due le date da sottolineare nell’agenda della complicatissima vicenda del rinnovo dell’Autorità Portuale. Vediamo perchè.
7 GENNAIO E’ il termine entro il quale il ministro dei trasporti Matteoli vuole la nuova terna di candidati. Comune e Provincia non sono orientate a fare nuove designazioni, diversamente dalla Camera di Commercio. Se entro il 7 gennaio non arriverà la terna, gli enti livornesi non avranno più voce in capitolo e saranno il ministro dei trasporti e il presidente della Regione a fare la nomina.
18 GENNAIO Il mandato di Roberto Piccini, scaduto il 6 dicembre e prorogato per legge di 45 giorni, finirà improrogabilmente il 18 gennaio. A quella data, se non sarà stata fatta la nomina, il ministro dei trasporti dovrà nominare un commissario per impedire la vacatio.
Sarà un ammiraglio, molto probabilmente il comandante della capitaneria di porto Ilarione Dell’Anna o l’ex comandante generale della Guardia Costiera Raimondo Pollastrini.
Resistere? Il Pd in Provincia tentenna
La cautela di Bufalini, il disagio di Kutufà. E oggi c’è l’assemblea
LIVORNO. Il Pd conferma la linea dura: ricorso contro Matteoli. Anche se, qua e là, emergono i distinguo. Per il segretario provinciale Filippo Di Rocca «non ci sono dubbi: si deve procedere al ricorso sia in Comune che in Provincia». Ma, se i consiglieri comunali non hanno avuto esitazioni, votando una mozione che impegna l’amministrazione a opporsi alla bocciatura della terna, in Provincia qualche dubbio affiora, come pure in Regione. Non è un mistero il «disagio» del presidente Giorgio Kutufà per lo scontro istituzionale che si profila con il ministro. E neppure l’invito alla cautela espresso dal capogruppo del Pd in Provincia Elis Bufalini nella riunione dell’esecutivo del partito, martedì sera.
Che ci siano due sensibilità diverse lo conferma pure il segretario Di Rocca. «E’ leggitimo che in un partito si discuta tra posizioni diverse, ma davanti a un atto come quello compiuto da Matteoli non si può piegare la testa. Che si proceda, senza indugio, ai ricorsi».
Non vede alternative neppure il senatore Marco Filippi. «Se il Comune presenta ricorso, fa la cosa giusta. Se si aggiunge anche la Provincia, è meglio. Presentare una seconda terna non è solo sbagliato, è anche rischioso, perchè se Piccini vincerà il ricorso al Tar la terna sarà invalidata».
Il partito “agguanta” Piccini, insomma. Con qualche tiepidezza in Provincia, se è vero che il capogruppo Elis Bufalini sta improntando a maggior cautela rispetto ai compagni del Comune il documento che sarà portato al consiglio provinciale di lunedì. Nell’esecutivo di martedì sera Bufalini, pur ritenendo pienamente legittimo il ricorso, ha suggerito di prendere tempo per valutare se questa è la scelta migliore. E per capire, soprattutto, quali mosse farà la Regione, se cioè cercherà un accordo con Matteoli.
Un clima, quello in Provincia, di cui sono testimoni le parole del presidente Giorgio Kutufà. Dipinto come un “trattativista ad oltranza”, non nega di provare disagio. «Nel prossimo consiglio - dice - discuteremo la posizione da prendere, che terrà conto degli accadimenti, come un eventuale ricorso di Picicni, e di quello che è stato deliberato dagli altri consigli». E comunque, aggiunge Kutufà, «il cortocircuito istituzionale che si è prodotto in questi giorni è per me elemento di forte disagio. Credo veramente nella leale collaborazione istituzionale e il fatto che non si verifichi nella mia città è elemento che mi crea grande dispiacere».
Ricorrere, rischiando la ritorsione del ministro (che ha detto che nominerebbe all’istante un commissario)? Oppure opporsi comunque, ma in altro modo? E quale? Interrogativi che oggi non mancheranno di far discutere all’assemblea territoriale del Pd.
C.M.
Impresafutura contro Matteoli «Bocciatura inspiegabile»
LIVORNO. Per le associazioni che si riconoscono in Impresafutura (Api Livorno, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio) «le affermazioni contenute nella comunicazione con cui il Ministro Altero Matteoli ha respinto la terna per la nomina a Presidente dell’Autorità Portuale non presentano valide motivazioni al proposito. Impresafutura ha da subito trovato piena convergenza, su Roberto Nardi e Roberto Piccini, in quanto ritenute figure capaci di guidare con competenza ed esperienza un ente così importante per l’economia cittadina». Impresafutura ritiene quindi «inspiegabile l’operato del Ministro che rischia di far precipitare il porto di Livorno nel buio del commissariamento, una esperienza gia tristemente sperimentata».
L’Udc è per il passo indietro «Evitare il commissariamento»
LIVORNO. «E’ inaccettabile che si possa arrivare a commissariare un ente di questo genere per mere lotte di potere fra fazioni opposte». Lo dice, in una nota, l’Udc provinciale a proposito della nomina della Port Authority. «Nel drammatico quadro della crisi, servirebbero scelte autorevoli e serie, non giochetti fra potentati. Oramai è appurato che le opinioni siano contrastanti, serve una svolta per evitare il commissariamento, opportunamente deve essere fatto un passo indietro nell’interesse generale».
«In tutta questa vicenda - sostiene l’Udc livornese - la politica livornese non sta facendo certamente una bella figura. Auspichiamo che sia trovato al più presto un accordo definitivo, se ciò non dovesse accadere, è ovvio che qualcuno dovrà assumersi in prima persona le proprie responsabilità».
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