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Matteoli sfida Cosimi «Piccini mai, piuttosto mando un ammiraglio» - Il Tirreno Livorno lunedì 13 dicembre

 

 
«Quello mi voleva mandare in galera ed è pure indagato per una storia di finta residenza. In porto serve un ricambio»  
 
CRISTIANO MEONI  

 LIVORNO. «Piccini mi voleva mandare in galera». E poi: «Ma vi pare che possa nominare uno che è indagato per una storia di finta residenza per intascare mille euro in più al mese?». Il ministro dei trasporti Altero Matteoli mette da parte la sua abituale misura e, con una franchezza che ha stupito persino i suoi, spiega perchè non nominerà mai Roberto Piccini presidente dell’Autorità Portuale.
 Mercoledì, contattato dal Tirreno, non aveva voluto commentare le vicende dell’Authority e ancora ieri sera ha preferito sorvolare. Ma ieri mattina ha parlato su «La Nazione», con facondia (nel riquadro grigio le frasi dell’intervista). Avvertendo che, se il Comune farà ricorso contro la bocciatura della terna - come annunciato dal sindaco - «un istante dopo nominerò il commissario». Un ammiraglio. Forse il comandante della capitaneria Dell’Anna o forse Pollastrini.
 Due mondi antitetici. Piccini che rappresenta il potere rosso che ha sempre governato le banchine, Matteoli a cui si affida la destra portuale e anti-Compagnia. I due si intravedono nel 1990, l’uno consigliere comunale del Pci, l’altro del Msi. Poi si ritrovano su fronti opposti nel 2005, con Matteoli che si prodiga per la nomina di Bruno Lenzi (salvo prenderne le distanze dopo aver appreso le sue malefatte) e Piccini già in campo per la stessa poltrona. Agli inizi del 2008 Piccini, nominato presidente dell’Authority dal governo di centrosinistra, invia un esposto alla magistratura sul carteggio di Lenzi, ritrovato in un armadietto dell’Authority, e fa il nome di Matteoli. Che, diventato poco dopo ministro, e per giunta ai trasporti, se la lega al dito. «Tutti, meno Piccini» dice a Rossi lunedì scorso, perchè Piccini rappresenta tutto quello che ha avversato per trent’anni. E respinge la candidatura appellandosi al criterio della «rotazione degli incarichi». «Sono 50 anni che la famiglia Piccini governa il porto. Se uno, cioè io che sono il ministro, chiede un cambiamento sarà forse lesa maestà?» spiega ora Matteoli, senza nascondersi dietro a cavilli. E poi, aggiunge, «vi pare che possa nominare un signore che ha un avviso di garanzia, sotto inchiesta per un’antipatica storia di finta residenza fatta per intascare mille euro in più al mese di “trasferte” oltre al più che sostanzioso stipendio?».
 Il ministro è solitamente pacato, ragionevole, conciliante ma non dimentica. «Appena insediato Piccini andò a destra e a manca a raccattare le carte del caso Lenzi e poi ha spedito tutto alla Procura per danneggiarmi. Gli sarebbe piaciuto mandarmi in galera». Non pasaran, dice insomma Matteoli. Infastidito dalle reazioni alla bocciatura («tutti attacchi contro di me») e minaccioso con il sindaco: «Vuole fare ricorso? Che s’azzardi pure e io un istante dopo nominerò il commissario».
 
Le frasi di Matteoli  
 
 
 
 
 

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IL SINDACO NON SI AZZARDI
Il sindaco Cosimi vuol fare ricorso? Che s’azzardi pure e io un istante dopo nominerò il commissario.

VUOLE DECIDERE COSIMI
La legge dice che il ministro deve scegliere con il presidente della Regione e invece il sindaco vorrebbe obbligarmi a scegliere chi vuole lui. Tutto quello che si dice a Livorno in questi giorni è un attacco a me

LA NOMINA NON LA FA IL TAR
Sarebbe ben curioso che il Tar desse ragione a Piccini, imponendomi chi devo nominare presidente

QUELLO MI VOLEVA IN GALERA
Appena insediato Piccini andò a destra e a manca a raccattare le carte del caso Lenzi e poi ha spedito tutto alla Procura per danneggiarmi. Gli sarebbe piaciuto mandarmi in galera

VIA I PICCINI DAL PORTO
Sono cinquant’anni che la famiglia Piccini governa il porto. Se uno, cioè io che sono il ministro, chiede un cambiamento sarà forse lesa maestà?

ED E’ PURE INDAGATO
Ma vi pare che possa nominare un signore che ha un avviso di garanzia, che è sotto inchiesta per un’antipatica storia di finta residenza per intascare mille euro in più al mese di “trasferte” oltre al più che sostanzioso stipendio?

CONTI NON SE NE INTENDE
Conti non si intende di porti ma è una persona intellettualmente perbene. Tuttavia non gode di grandi simpatie nel suo partito, il Pd

IL COMMISSARIO? UN AMMIRAGLIO
Lamberti commissario? Ma per piacere... Se sarò costretto a nominare un commissario la soluzione sarà istituzionale, cioè con un ammiraglio, come ho fatto a Taranto.
 
Alla base della ruggine anche la denuncia sul carteggio Lenzi  
 
 
 LIVORNO. Pochi mesi dopo il suo arrivo a Palazzo Rosciano, Roberto Piccini rinvenne una corposa corrispondenza in un armadietto. Un carteggio risalente al periodo del commissariamento Lenzi, interessante per ricostruire il clima di scontro e di pressioni che caratterizzò quegli anni. Secondo Piccini, però, poteva anche esserci dell’altro. Qualcosa che poteva interessare la magistratura. Da qui la decisione, presa nei primi mesi del 2008, di inviare un esposto alla Procura. Stavolta nel mirino non c’era solo Bruno Lenzi, mittente di molte delle lettere rinvenute, ma anche qualche illustre destinatario: Altero Matteoli e Pietro Lunardi, all’epoca ex-ministri all’ambiente e alle infrastrutture. Matteoli, in particolare, era chiamato in causa per aver «esercitato pesanti e illecite intromissioni nel procedimento di nomina del presidente dell’Autorità portuale per favorire la candidatura di Bruno Lenzi eludendo il diniego dell’intesa da parte del presidente della Regione, titolare del potere di codeterminazione della scelta».
 
«Non ci fa paura, noi andiamo avanti»  
 
Il sindaco conferma il ricorso contro la bocciatura della terna  
 

Stasera dibattito in consiglio comunale, poi la decisione definitiva Intanto Piccini impugna l’atto al Tar  
 
CRI.ME.  


 LIVORNO. «Se il ministro è convinto delle proprie ragioni, non deve aver paura delle sciocchezze dette da un sindaco. Ci lasci fare il ricorso senza minacciare commissariamenti». Il sindaco Alessandro Cosimi è sorpreso dal tono usato da Matteoli e dagli argomenti e ha letto le dichiarazioni del ministro come un tentativo di intimidazione. «Stasera ne parleremo in consiglio comunale e prenderemo una decisione. Ma io, personalmente, sono perchè venga difesa la dignità delle istituzioni». Per il ricorso contro la bocciatura della terna per l’Autorità Portuale.
 Matteoli avverte che, se il Comune impugnerà la bocciatura della terna, un istante dopo nominerà un commissario all’Autorità Portuale. «E’ buffo che il ministro ci impedisca di portare avanti serenamente le nostre azioni. Ed è originale che leghi il commissariamento al ricorso del Comune di Livorno. Se vuole discutere con il sindaco, ci sono altre strade. Se invece vuole limitare il sindaco o dimostrare che non ha diritto ad avere le proprie idee, doveva scegliere un altro candidato e vincere le elezioni». A’ la guerre comme à la guerre.
 «Faremo tutto ciò che è in nostro potere per far valere la norma: perchè l’atto con cui ha respinto la terna è manifestatamente illegittimo». Quale ricorso, in quale tribunale, con quali proponenti, questo è ancora da stabilire. Ma Cosimi ha bene in mente un punto: «Ci appelleremo alla mancanza di leale collaborazione istituzionale, visto che si parla tanto di federalismo... Quando una nota arriva all’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile, è evidente che da parte di chi l’ha inviato c’è stata poca voglia di collaborare».
 Intanto Roberto Piccini sta raccogliendo le carte per presentare il ricorso al Tar, che sarà depositato entro mercoledì. Chiederà la sospensiva della nota con cui il ministro ha rigettato la terna. La camera di consiglio del Tar, grossomodo, dovrebbe tenersi nella prima decade di gennaio. Il 7 gennaio scade il termine per la presentazione della seconda terna.
 
La Cgil invita le istituzioni a non esitare  
 
«Non dobbiamo temere lo scontro col ministro»  
 
 
 LIVORNO. «Se uno scontro è giusto, non si deve avere il timore di scontrarsi. E in questo caso le nostre ragioni sono sacrosante. Il ministro Matteoli ha compiuto un atto che indigna tutti i livornesi, compreso chi non ha condiviso le candidature». Maurizio Strazzullo, segretario generale della Cgil livornese, si schiera a favore del ricorso contro la bocciatura della terna, distinguendosi dagli altri sindacati livornesi - Uil e Cisl - disponibili a ragionare di una nuova terna pur di evitare il commissariamento. «Il ministro, non dando motivazioni, dimostra che la sua è una scelta politica contro il presidente uscente e le istituzioni che hanno proposto. Bene fa Piccini a presentare ricorso e altrettanto dovranno fare istituzioni per difendere la loro dignità. E’ vero - dice Strazzullo - che c’è un rischio di commissariamento dell’Autorità Portuale, ma non si può restare passivi di fronte ad un atto di arroganza politica contro la città».
 A questo punto, aggiunge il segretario della Cgil, «chi vuole bene alla città e al porto si deve adoperare affinchè la risposta ai ricorsi che sono stati annunciati avvenga nel più breve tempo possibile, consentendo al porto di avere un presidente e non un commissario». Ma sarù arduo evitare il commissariamento: «A maggior ragione bisogna sforzarsi di evitarlo, non dimentichiamoci delle conseguenze che abbiamo subito nei quattro anni in cui il porto è stato senza guida. Non possiamo permetterci vuoti». (c.m.)
 
E Nardi ancora una volta solo «Il muro contro muro non serve»  

 LIVORNO. «I ricorsi innescano un sicuro commissariamento. Penso che si debba fare un’analisi costi/benefici prima di prendere una decisione. E credo, personalmente, che un muro contro muro non sia nell’interesse della città. E’ meglio per tutti se si arriva a una soluzione». Roberto Nardi, presidente della Camera di Commercio, non pare scalfito dallo scontro sull’Autorità Portuale, nonostante la doppia bocciatura: come designato - era nella terna respinta dal ministro - e come designante - presidente della Camera di Commercio. Domani si riunisce il consiglio camerale, convocato per il bilancio, e si parlerà anche di Authority: perchè la Camera, come gli altri enti designanti, è chiamata a fare una nuova terna. «Vediamo che succede in Parlamento. Se salta il governo, saltano anche tutte le posizioni o gli eventuali accordi. E’ bene che ciascuno faccia la propria parte. Nei panni di Piccini, presidente uscente, anche io farei ricorso. Ma io non lo farò, quando si accetta una sfida bisogna anche accettare di perderla ed io ero già preparato al peggio». Ma come valuta il no del ministro? «Io credo che risponda alla necessità, fra i due apicali del procedimento, Rossi e Matteoli, di riaprire la strada su basi diverse. Si torna a prima di settembre. Vediamo se il ministro e Rossi hanno una soluzione». (c.m.)


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