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La Nazione Livorno - Il parere dell'Assessore Picchi
— LIVORNO —
PRIMA, L’HANNO candidato — il Comune addirittura con un atto passato al vaglio del consiglio comunale — poi lo volevano imporre al ministro Matteoli e ora, che il presidente uscente dell’Autorità Portuale Roberto Piccini è stato bocciato, tutti zitti. C’è chi maligna: era quello che una parte della classe politica cittadina — ovvero il Pd — voleva. Il giudizio del centrodestra era scontato, non altro per spirito ideologico. Si fa sentire il segretario territoriale Di Rocca che, come si legge nell’articolo a fianco, impugna la decisione del ministro. Tutti gli altri scelgono la strada del silenzio anche se pare che nella giunta comunale, che si è riunita martedì pomeriggio, della decisione del ministro Matteoli di respingere le candidature Piccini—Nardi—Nocchi se ne sia parlato. Ed è stato proprio l’assessore Bruno Picchi a fare una spigolatura non di poco conto su questa vicenda. «Credo — risponde — che non sia il presidente Piccini a dover far ricorso al tribunale ma le istituzioni che hanno sostenuto con forza il suo nome». Appare in controtendenza questa dichiarazione che però fa capire come la vicenda dell’Authority abbia aperto una ferita all’interno del partito.
«LA CANDIDATURA di Piccini è stata sostenuta dall’intero consiglio comunale — continua Picchi — per questo dobbiamo presentare noi il ricorso. Gli enti locali devono difendere le loro scelte, con forza, come in questa circostanza». L’assessore Picchi è sempre restio a concedere certe dichiarazioni ma, coinvolto su questo argomento, appare deciso. «Sì, ho espresso in giunta il mio parere — continua Picchi — perché credo che sia importante essere coerenti». Ora si apre una fase di stallo, anche per il piano regolatore del porto. «E’ stata bloccata qualsiasi procedura — spiega Picchi — noi avevamo portato in consiglio un’idea di piano regolatore che ora viene congelata. E chissà quando si potrà metterci di nuovo le mani». Insomma la decisione del ministro Matteoli ha scoperto il nervo delle difficoltà della politica labronica di dialogare con il Governo. Una vicenda mal gestita che lascerà profondi strascichi nel partito che governa questa città.
RAPPORTI INCRINATI tra Comune, Provincia e Camera di Commercio. Da una parte Nardi che ha avuto l’onere di essere stato designato dalla maggioranza delle categorie economiche della città, dall’altra l’asse Cosimi-Kutufà che additano il «vicino di casa» come il traditore. E a pochi passi il presidente uscente dell’Authority che sembra esser finito proprio nel «triangolo delle Bermude» degli enti locali. Per non dimenticare la lontana isola di Capraia alla quale è rimasto in mano il cerino della nomina del terzo candidato Piero Nocchi, assessore provinciale. Una tela di Penelope che in molti facevano di giorno, e qualcuno disfaceva di notte. Poi è arrivato il ministro e nella rete c’è rimasta la città di Livorno.
Michela Berti
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