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Il lavoro ci sarebbe. Manca la voglia di adattarsi - La Nazione Livorno

 

Diplomati e laureati non si piegano mentre il mercato vuole muratori, meccanici,
 
 di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
IL RAPPORTO fra i giovani e il mondo del lavoro è un po’ come il cane che si morde la coda: i ragazzi vanno a scuola, prendono un diploma, sfidano gli esami universitari, raggiungono l’ambita laurea, si prendono qualche mese sabbatico per tirare un respiro di sollievo e riposarsi... Poi bussano alla porta del mondo del lavoro e Livorno cosa offre? Posti senza alcuna qualifica e contratti a tempo determinato. Ad esaminare i dati forniti nel 2010 dal gruppo Clas di Milano in collaborazione con l’ufficio statistica della Camera di Commercio e con l’unità di Servizio Lavoro e Formazione professionale della Provincia lo scenario è questo. I posti che il mercato offre di più sono quelli per commesse, camerieri, personale di segreteria, cuochi, conduttori di camion e mezzi pesanti, muratori, meccanici e contabili. Il meno richiesto invece lo spedizioniere e i tecnici della distribuzione, esperti di logistica per i quali a Livorno è stato fatto anche un corso universitario di specilizzazione.
MA GLI UNIVERSITARI, che hanno poco spirito di adattamento, in questa città non hanno futuro. Perché in questa città portuale c’è bisogno di giovani che abbiano voglia di lavorare con le mani, come conferma Giulia Massini direttore Api Livorno. «E’ molto difficile per le aziende trovare personale qualificato — dice la Massini — saldatori, tornitori sono praticamente introvabili. Difficile anche tra gli over 40, figuriamoci tra chi è appena uscito da una scuola, anche professionale». Per le associazioni di categoria questo è un vero problema. «Abbiamo fatto anche corsi professionali — continua la Massini — per invogliare i ragazzi a prendere confidenza con questi mestieri. Ma sono andati deserti e quindi dobbiamo cercare personale fuori da Livorno, se vogliamo che le nostre aziende restino sul mercato sfornando prodotti di qualità. I corsi per computer sono pieni di giovani interessati poi però quando vanno a cercare lavoro si scontrano con la carenza di domanda».
MA COME si fa a spiegare a un ingegnere che deve lavorare al tornio altrimenti resta disoccupato, o come far accettare ad una laureata in lettere di trascorrere dodici ore al giorno dietro un’acconciatura, tra phon e pettine? Ed anche se c’è l’inflazione degli avvocati, negli ultimi anni, almeno a Livorno, i cultori del diritto stanno avendo successo nelle giunte a financo degli amministratori o alla guida di aziende municipalizzate. Ma c’è comunque qualche laureato che si piega al lavoro duro. «I giovani livornesi stanno tornando a fare i muratori — continua la Massini — mestiere che, negli ultimi anni, era passato nelle mani degli stranieri». Lo conferma Fabio Verdiani della Uil: «Nell’edilizia gli stranieri superano il 30% ma ultimamente sono tornati anche i ragazzi italiani. L’inserimento viene fatto con sedici ore di formazione, poi entrano direttamente in canetiere». E’ uno di quei mestieri che non richiede una formazione scolastica ma che offre contratti a tempo indeterminato e lo stipendio va da 1200 ai 1600 euro al mese.
LAUTI GUADAGNI invece per gli idraulici e per gli elettricisti: nessun obbligo di creare una struttura fissa con costi aggiuntivi, solo la borsa degli attrezzi e una buona professionalità. Sono mestieri, quelli delle mani, che non seguono il tramonto. Nel 2009, ad esempio, ci sono state, secondo il rapporto Clas, 80 domande per idraulici e posatori di tubature e 70 per elettricisti nelle costruzioni civili. Non tramonta mai il sole sulla segretaria. C’è chi nasce con questa passione e riesce, con un diploma ad indirizzo amministrativo-commerciale, a strappare un buon contratto, di solito a tempo indeterminato. Nel 2009 ci sono state 170 richieste di lavoro in questo settore, con stipendi che possono superare anche i mille euro.  

DOVE CERCARE Le indicazioni del «Centro per l’impiego»
 
 
SONO gli ultimi dati pubblicati dal Centro per l’impiego della Provincia di Livorno. Sfogliando le richieste del mercato livornese si vede come sia ancora il settore dei servizi quello che ha bisogno di manodopera e tempo determinato. All’Elba si cerca personale per gli alberghi. dallo chef al manutentore, dal facchino ai piani, al capo ricevimento. Serve anche l’addetta alla segreteria per il ricevimento e cassa e il barista. Non ci sono braccia sufficienti per fare le cameriere ai piani, barman e sommelier. A Lacona c’è bisogno anche del maitre. I contratti sono, rigorosamente, a tempo determinato. Per trovare un contratto a tempo indeterminato bisogna bussare alla porta dei parrucchieri. Ma il lavoro è duro, soprattutto nei grandi saloni. A Rosignano cercasi progettista meccanico, e il contratto può essere interessante. Anche per un infermiere professionale c’è posto, a Portoferraio, nell’assistenza sociale.
A LIVORNO può valere un contratto a tempo determinato la segretaria amministrativa nel settore edile, ma bisogna parlare il tedesco. Oppure una collaborazione a progetto per l’internet Marketing. A Piombino può servire un agente di assicurazione o un procacciatore, in Val di Cornia un esperto di attività radiotelevisive. Agenti di vendita si cercano un po’ ovunque, ma è un lavoro molto faticoso e non sempre ai giovani fa piacere vedersi sbattere la porta in faccia. Ma chi ha la forza di volontà, porta a casa buoni stipendi. Dal Veneto, invece, arriva una richiesta per un programmatore. Il contratto è a tempo determinato. I dati sono consultabili sul sito della Provincia: www.provincia.livorno.it  
 
LE CATEGORIE I RAGAZZI ENTRANO COSì NELLE AZIENDE: PICCOLI STIPENDI MA BUONE PROSPETTIVE Exploit dei tirocinanti, e il 23% viene assunto
 
 
 VANNO ALLA GRANDE i tirocini. Si tratta dell’inserimento, accompagnato, di giovani nelle aziende: dal commercio ai servizi, in maniera trasversale dunque, non c’è un settore privilegiato. Ci sono incentivi per le imprese ed anche dei guadagni, modesti, per i neo lavoratori. «In sei mesi abbiamo attivato 130 tirocini — spiega Marco Valtriani direttore della Cna di Livorno — e si tratta di un buon risultato soprattutto se consideriamo il momento, non proprio roseo per il sistema delle imprese». Di questi tirocinanti, poi, molti sono stati assunti, una percentuale a due cifre che raggiunge il 23%. «Ci sono diversi tipi di tirocini — spiega il direttore — quelli che sono finanziati dalla Provincia e che prevedono una borsa da 400-500 euro al mese per i tirocinanti, oppure quelli finanziati dall’Inail e che definiscono la copertura del tutor aziendale. In questo secondo caso, però, non è prevista la borsa di studio per i ragazzi. Ma, spesso, in modo volontario, l’azienda dà qualcosa ai ragazzi, un piccolo incentivo». Le associazioni di categoria cercano di trovare nuove strade per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. E soprattutto vogliono intercettare quel flusso di studenti, appena diplomati dalle scuole tecniche e professionali, che spesso si perdono nei meandri della disoccupazione. «Trovare personale qualificato è praticamente impossibile — dice Valtriani — perchè le scuole ancora non riescono a formare giovani con competenze specifiche. Questo è un grosso problema per il quale, anche in tripartita, abbiamo chiesto un approfondimento con il mondo dell’istruzione. La scuola è lontana anni luce dalle esigenze del mondo del lavoro».
VALTRIANI DENUNCIA anche la carenza di contatti tra scuola e lavoro: «Alcuni istituti del territorio — racconta — si sono rifiutati di fornirci gli elenchi dei diplomati dai quali possiamo attingere nuove professionalità». Una difficoltà in più per le associazioni che invece cercano di favorire i giovani livornesi ed abbattere quella percentuale di disoccupazione che ancora troppo alta. «Abbiamo piccoli segnali di ripresa del mercato - continua Valtriani — ma c’è ancora tanta, troppa paura. ed anche le aziende che potrebbero assumere non lo fanno, per timore. Le resistenze maggiori si registrano soprattutto nella piccola impresa, mentre nelle medie e grandi aziende qualcosa in più si sta muovendo».
m. b.


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