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Discarica: «Ridurremo la lista dei rifiuti» - Il Tirreno Livorno
Ma Cosimi e Kutufà devono trovare per forza un accordo con Bellabarba
JUNA GOTI
LIVORNO. Quando accende il microfono, intorno alle due del mattino, non usa troppi giri di parole: «Sono state fatte accuse gravi. Se avete le prove di quello che state dicendo vi invito ad andare in procura per chiedere il sequestro della discarica. Altrimenti basta con le cose non vere».
Il sindaco Alessandro Cosimi si rivolge ai rappresentanti del comitato che dietro ai banchi del consiglio gridano - disturbando e interrompendo più volte gli interventi - contro la realizzazione della discarica al Limoncino. «Non posso accettare - dice - che dopo oltre dieci anni di passaggi mi si venga a dire che nessuno si era accorto di niente», dice poi rivolgendosi probabilmente a qualche consigliere. Quindi alcuni chiarimenti: «E’ vero, a Livorno esiste un piano cave. E per il recupero di tutte le cave sono previste le stesse procedure. Possiamo decidere di lasciare aperte queste ferite, ma la legge ci impone comunque di predisporre un progetto di ripristino». E ancora: «Volete sapere perché non è stata coinvolta Aamps? Si occupa di rifiuti urbani». Cosimi, rispondendo ad alcuni consiglieri anche di maggioranza, assicura che «non ci saranno forzature del blocco e l’amministrazione sta studiando la questione della strada er dare quanto prima una risposta al comitato».
Ma il punto è un altro: “Vi sembrano terrificanti i codici di rifiuti previsti dall’autorizzazione? In realtà anche quando le aree di riferimento sono pericolose, parliamo di terreni o materiali bonificati. Comunque con i tecnici della Provincia guarderemo con attenzione le carte per capire se è possibile arrivare a una riduzione della lista».
Verso la riduzione dei codici. «Insieme al Comune - conferma Kutufà - stiamo valutando tutte le soluzioni tecniche possibili». Le strade sono tre: «Alleggerire l’impatto dell’impianto riducendo il numero di rifiuti; dare garanzie massime pensando a ulteriori misure di controllo; mettere in moto un’ azione compensativa complessiva, accelerando le procedure che riguardano il parco dei monti livornesi». Guardando ai famosi codici è ovvio - come sottolinea lo stesso presidente della Provincia - che la soluzione dovrà essere «concordata con la proprietà». La società ha tutte le carte in regola e facendo altrimenti le amministrazioni correrebbero su un terreno scivoloso.
Ma il comitato dice ancora no. “Non ci stiamo - interviene Rosaria Scaffidi - la riduzione dei codici non ci interessa. Non vogliamo la discarica: è mancata l’informazione e non ci fidiamo più». Durante la seduta in notturna, la ricostruzione dell’iter procedurale dell’assessore Toncelli è stata più volte interrotta da grida e domande.
E all’indomani della bagarre, i manifestanti criticano le dichiarazioni rilasciate da Toncelli anche in commissione: “Non è vero che il comitato ha interrotto il dialogo. Abbiamo chiesto più tempo per mettere i nostri tecnici in condizione di lavorare».
In particolare, però, non convincono le parole del vicesindaco in merito all’assenza di falde acquifere sul monte La Poggia. «Ci stanno prendendo in giro - rilancia Scaffidi - basta venire al Limoncino per vedere che l’acqua c’è, scorre ed è potabile». Ma a margine del consiglio interviene il dirigente della Protezione civile Leonardo Gonnelli.
“Lo strato di terra permeabile e quindi potenzialmente ricco d’acqua, è stato tagliato via anni fa con l’allestimento della cava. L’acqua che vedono oggi gli abitanti è il frutto di qualche bolla o delle piogge che scendono a valle dalla parte alta della collina».
DECISIONISMO IMPOTENTE
ANDREA LAZZERI
Provincia e Comune sono riusciti nel capolavoro di realizzare un’opera necessaria alla città e farsi travolgere dalle proteste di cittadini e partiti alleati.
Perché a tutte le persone di buonsenso è chiaro che Livorno ha bisogno anche di una discarica per smaltire i rifiuti da attività produttive che produce, ma solo una oligarchica cultura di governo può pensare di farla affidando il tutto alla propria burocrazia, mettendo la città di fronte al fatto compiuto. Così il sindaco Cosimi s’è trovato sul palcoscenico a beccarsi le proteste della platea mentre l’amico-rivale Kutufà, presidente della Provincia, è rimasto defilato dietro le quinte.
In poche settimane si è infatti scoperto che i burocrati non sono stati poi così affidabili come sperato, gli alleati di governo hanno preso le distanze, lo stesso partito di maggioranza si è esibito nel teatrino dell’uno-nessuno-centomila. L’opposizione si conferma, ancora una volta, inconsistente e senza uno straccio d’idea.
Restano sul tappeto qualche bugia e tante figuracce. Come quando il sindaco continuò a dire che l’intera operazione era questione che riguardava il livello tecnico e non doveva investire quello politico. O quando raccontarono che tutti erano stati informati grazie a una minuscola inserzione pubblicitaria di qualche anno fa e un convegno dell’associazione industriali in cui si discusse della necessità di una discarica.
Ora si cerca di ricomporre i cocci di una credibilità messa a dura prova e un decisionismo impotente. Cosimi e Kutufà cercheranno di convincere il proprietario della discarica a tagliare volontariamente la cosiddetta «lista dei codici».
Si tratta dell’elenco dei rifiuti che possono finire nell’ex cava. Il capogruppo del Pd, Gabriele Cantù, ha fatto notare che è troppo lungo. Così i vertici delle istituzioni cittadine andranno col cappello in mano dal privato a chiedere se, per favore, può rinunciare a parte del suo business.
Chissà quali argomenti dovranno esporre per convincerlo.
DISCARICA: IL DIBATTITO
«È necessaria una commissione d’indagine»
La richiesta è di Cannito mentre Lamberti attacca i consiglieri del Pd: «La smettano di far finta di non sapere...»
LIVORNO. «Abbiamo avuto la prova che quando si tagliano fuori i consigli e la gente dalle scelte della politica, si irrigidiscono le posizioni e si imbarbarisce il confronto». Parte così la critica di Cannito (Città Diversa) che propone di “portare i rifiuti nelle aree industriali vuote”. Poi chiede l’istituzione di una commissione di indagine.
Capuozzo non le manda a dire: al presidente Bianchi (“perché ha mancato di personalità e autorità, e non è riuscito a evitare le continue interruzioni della seduta”) e ai colleghi di consiglio: «Hanno fatto solo chiacchiere. Ormai esistono autorizzazioni firmate e controfirmate». Bartimmo (Rifondazione) se la prende con il mondo industriale: «Questa discarica è solo una risposta a Confindustria. Un impianto privato a due passi dal parco delle colline». Le risponde Taradash (Pdl): «Gli industriali hanno bisogno delle discariche: le nostre imprese portano i rifiuti fuori dalla provincia e perdono di competitività. Però non è in questo modo che si costruiscono certi percorsi».
Amadio (l’altro Pdl) rincara: «È inutile proporre ai cittadini di nominare un tecnico pagato da Bellabarba se poi i codici sono quelli che sono». Lamberti (Confronto) va giù duro. «Questa notte - dice - è stata una dimostrazione plastica di una politica locale senza capo né coda. La cava da riempire con materiali consentiti e innocui, è stata inserita da un decennio in un programma governato da norme europee, nazionali, regionali. Quindi fa indignare la sorpresa dei consiglieri di maggioranza. Ho chiesto che il sindaco si faccia garante per verificare sulla vicenda, insieme a una commissione che riunisca i consiglieri di tutti i gruppi. Partendo proprio dal PD: la smettano di far finta di non sapere e si assumano le loro responsabilità».
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