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Discarica, il centrosinistra rimpalla le responsabilità tra Municipio e Provincia e i cittadini - La Nazione Livorno

 


 
— LIVORNO —
ERA SOLO, il sindaco Alessandro Cosimi quando, mercoledì sera, alla seduta del consiglio comunale sulla discarica alla cava di Monte La Poggia, è stato preso di mira da un centinaio di cittadini inferociti. Tra gli esponenti del centro sociale Godzilla — che volevano dire la loro sulla commemorazione del parà ucciso in Afghanistan — e i membri del comitato contro la discarica, la sala del consiglio si è trasformata in un teatrino delle beffe. E il sindaco è stato lasciato solo, anche se la squadra dei «big» del Pd era al gran completo, dal capogruppo Gabriele Cantù al segretario Marco Ruggeri. Mentre il capogruppo in Provincia Elis Bufalini, controllava la platea a distanza. «Compagni» zitti, o quasi, mentre al di là della transenna si alzavano i toni perché hanno forse vergogna ad ammettere che un bel mattino si sono svegliati e hanno scoperto che a Monte La Poggia c’era una discarica. E mentre in Comune iniziava la processione dei cittadini che conoscono bene il portone del Municipio, un po’ meno quello della Provincia, tra i due enti si era già consumato il passaggio delle certe firmate dai dirigenti e funzionari. Il capogruppo Cantù ci ha provato a tirare una freccia avvelenato verso Palazzo Granducale: «L’iter autorizzativo della discarica è stato lungo e ha fatto riferimento ad un ente diverso dal Comune ed è singolare che i cittadini vengano a protestare qui e non altrove».
E MENTRE i dirigenti firmavano le carte, la politica dov’era? La Provincia, come prevede la legge, ha autorizzato il ripristino della cava, che rientra nel piano cave del 2003. Ma tutta questa manovra doveva essere comunicata ai cittadini, gli stessi ai quali, qualche mese fa, il sindaco Cosimi aveva detto che quell’area non poteva ospitare annessi agricoli abusivi, perchè zona di pregio! Quel sindaco che, con senso di responsabilità, si è fatto carico dell’intera vicenda pur tenendo la barra dritta. La discarica va avanti, ma si cerca il compromesso: «Mi assumo tutte le responsabilità perché io rappresento la maggioranza di governo della città. Discuteremo subito con la Provincia per rivedere i codici dei rifiuti destinati alla discarica in questione». Anche il giovane Adriano Tramonti (aspirante al posto di segretario dell’unione comunale Pd) ha recitato il mea culpa: «Su questa vicenda c’è stato un difetto di partecipazione. E sindaco e vice sindaco si devono assumere l’impegno di evitare ogni scontro con i cittadini». E, tra bordate di fischi arrivati dal pubblico, Tramonti (che qualcuno chiama già Tremonti, lapsus froidiano) ha aggiunto: «Credo nel mio sindaco e in questa amministrazione». Invece Lamberto Giannini di Sel in una mozione dell’ultima ora ha chiesto «la sospensione temporanea delle autorizzazioni per la discarica a Monte La Poggia in attesa di approfondimenti», come pure Bruno Tamburini e Massimo Ciacchini del Pdl. Popolo delle Libertà che, tanto per non restare indietro alla maggioranza, si è presentato spaccato anche su questa vicenda. Da una parte Marcella Amadio (Pdl alternativo al gruppo presieduto da Taradash) dice un «no» secco alla discarica. E dà la sua disponibilità a «dare una mano al comitato per fermare i camion». Dall’altra Taradash (Pdl): «Non siamo contrari alle discariche. Ma vanno fatte con i criteri dovuti. Le industrie hanno bisogno di conferire i loro rifiuti che sono cresciuti in percentuale dell’80% dal 2000 al 2007. Le possibilità di smaltimento sono invece diminuite del 7%. Così per difficoltà nello smaltimento i rifiuti industriali prodotti qui vanno fuori provincia o fuori regione, con alti costo che abbattono la competitività delle nostre imprese. Ecco perché servono le discariche».
Monica Dolciotti  


Sel attacca: "L'autorizzazione è illegittima"

«SULLA VICENDA della cava del Limoncino c’è un vuoto di memoria voluto, dalle autorità cittadine e in primis dal Presidente della Provincia» scrive Andrea Cionini coordinatore della commissione ambiente di Sel. «Vorrei ricordare che nella metà degli anni 90’ la cava fu riaperta con un accordo tra Comune e proprietà, che prevedeva l’estrazione di migliaia di metri cubi di inerti allo scopo di ‘coltivare’ la cava per il ripristino e la rinaturalizzazione del luogo. All’epoca come consigliere della circoscrizione n. 4, competente per territorio, organizzammo un sopralluogo alla cava, accompagnati dal proprietario sig. Canaccini, e dall’ing. Butta allora dipendente dell’amministrazione comunale, che ci illustrarono il progetto e i criteri adottati per eliminare lo scempio di quella cava dalle colline Livornesi». «Dopo diversi anni la naturalizzazione della cava era ben avviata, tanto che nella parte alta si poteva vedere la rinascita del verde e la quasi totale sparizione della cava. Oggi con la trasformazione della cava in discarica tutto questo è vanificato. Ritengo che l’autorizzazione che la Provincia ha rilasciato ai nuovi proprietari sia un atto illegittimo, perché interessa un’area che dovrebbe aver concluso il suo ciclo estrattivo, ed era in atto la rinaturalizzazione».


IL PDL LA CRITICA DEGLI ESPONENTI DI CENTRODESTRA  
 
«I cittadini non sono sudditi La sinistra teme la democrazia»
 
«SIAMO INDIGNATI per il modo in cui, ancora una volta, le giunte di sinistra al Comune e alla Provincia, trattano le assemblee elettive e tutti livornesi — scrivono il capogruppo del Pdl in Comune Marco Taradash e il consigliere Bruno Tamburini — compresi i loro elettori, come sudditi cui imporre il fatto compiuto, evitando di coinvolgerli nelle decisioni cruciali della città. È accaduto per l’ospedale, per la centrale a biomasse sul porto, per la discarica. Hanno paura della democrazia, e ci trattano, tutti noi, da parco buoi. Questo comportamento è tipico di una nomenclatura, ma deve finire, e il prossimo referendum sul sito del nuovo ospedale misurerà il loro distacco dalla cittadinanza». Le proteste dei cittadini sono legittime, secondo il Pdl: «Ma la città ha il dovere di risolvere il suo problema di rifiuti industriali. In consiglio abbiamo sentito dire ‘guai al gestore privato, tutto ritorni in mano al ‘pubblico’. Parole che provenivano dall’estrema sinistra quanto dall’estrema destra. Questi gruppi propagandano le loro fobie demagogiche lontani dagli interessi di Livorno. Possiamo assicurare che il centrodestra, o almeno il Pdl, a Livorno e nel resto d’Italia, non ha nulla a che fare con simili faccende».  
 
 
 IL COMITATO antidiscarica non vuole saperne della proposta di Comune e Provincia per Monte La Poggia che punta alla ‘limatura’ dell’elenco di rifiuti da con ferirci. «Non ci interessa — dice secca Rosaria Scaffidi la portavoce — perché lì la discarica non ci deve stare». E aggiunge: «non ci fidiamo di chi (Comune e Provincia) ci ha tenuto all’oscuro di tutto». Per cui «prosegue il presidio con blocco della strada di accesso alla cava». E «andremo avanti con la raccolta delle firme, a quota 6000, che Marco Cannito di Città Diversa si è offerto di convalidare». La raccolta per ora è ferma «perché attendiamo l’autorizzazione del Comune a proseguire — sottolinea la Scaffidi — autorizzazione che tarda a venire. E questo non ci piace». La raccolta di frime va avanti perché nulla vieta che si possa trasformare nella richiesta per un altro referendum abrogativo di iniziava popolare sugli atti che il Comune ha licenziato. Un referendum abrogativo che potrebbe riferirsi al piano operativo 2007 per il ripristino ambientale della cave come quella di Monte La Poggia dove la cava diventerà una discarica, oppure il parere favorevole del Comune sulla procedura di via di competenza della Provincia, del 30 settembre 2008. La delibera passò in giunta in assenza del sindaco Cosimi.

Referendum in vista, 60 operai rischiano il posto
MENTRE il comitato prepara l’ennesima battaglia, la società di Paolo bellabarba, proprietaria del sito dove si trova la cava di Monte La Poggia, fa sapere che: «Abbiamo 60 dipendenti diretti e altri 20 dell’indotto. Il blocco della strada di accesso alla cava attuato dai cittadini che contestano il progetto di trasformazione in discarica mette a repentaglio i loro posti di lavoro e la nostra attività, così come quella di altre. Questa situazione di paralisi non può andare avanti oltre». L’imprenditore prosegue: «La scorsa settimana, sembrava che i cittadini avessero accettato la nostra richiesta di lasciar passare almeno i camion con gli inerti destinati ad alcuni cantieri in città, fermi per il mancato approvvigionamento ma all’ultimo momento hanno deciso di non accettare questa proposta mediata dalla Questura. Di qui la nostra decisione di adire le vie legali contro chi sta attuando il blocco. Non siamo contrari alla protesta, ma al blocco della nostra attività estrattiva e alle ripercussioni generali che sta avendo». Tra i cantieri fermi quello per la sistemazione idrogeologica a Borgo di Magrignano.
m. d.


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