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La «guerra dei prezzi» strangola la Sacci - La Nazione Livorno sabato 21 agosto

 

In assemblea i 23 dipendenti e i 25 «padroncini» che rischiano il posto: la cementera di
 
 di MONICA DOLCIOTTI
— LIVORNO —
I POLITICI — nonostante l’appello informale dei sindacati — non c’erano ieri all’assemblea dei lavoratori alla cementeria Sacci, eccetto un portavoce di Rifondazione comunista. Le ferie, sì sa, sono ferie. Ma loro, 23 dipendenti diretti e 25 «padroncini», alle ferie non ci pensano. Sono concentrati sulla data del 24 settembre, quando i proprietari della Sacci incontreranno la delegazione sindacale a Confidustria per sciogliere il nodo sul futuro dello stabilimento in via del Marzocco che ha fermato gli impianti dal primo agosto per riaprire a novembre se tutto andrà bene. Questa decisione l’ha presa la proprietà per trasferire la produzione su un altro impianto in provincia di Firenze.
«E’ IN ATTO la guerra del cemento con la corsa al ribasso del prodotto — dice Nicola Triolo della Cgil — perché il mercato è crollato a causa del congelamento degli appalti per le grandi opere. Così tra i produttori si è scatenata la lotta con il coltello tra i denti per conquistare o mantenere fette di mercato a prezzi così bassi da essere sempre meno remunerativi». E fa un esempio: «La loppa, cioè il cemento per opere marittime prodotto dalla Sacci a Livorno utilizando le scorie di altoforno delle acciaierie di Piombino, è passato da 17 a 6 euto la tonnellata. Per cui è stato deciso di chiudere Livorno e far lavorare l’impianto fiorentino, a dispetto della posizione strategica dello stabilimento in via del Marzocco. E a dispetto del fatto che in questi ultimi 24 mesi non ha perso colpi sul mercato. Ma certo non è sul costo del lavoro che si possono fare economie. Il costo del prodotto finale infatti in gran parte è formato dal prezzo salato dell’energia».
«CHIEDEREMO domani (oggi, ndr) un incontro in Comune — aggiunge Triolo — e ci ritroveremo qui allo stabilimento il 30 agosto alle 9.30 per un’altra assemblea nella speranza che rispondano al nostro appello tutte le forze politiche della città. In ballo ci sono 48 posti di lavoro». E Maurizio Demi, dipendente della Sacci e membro della segreteria alla Camera del Lavoro, dice: «Siamo qui per rivendiacare il nostro diritto alla dignità che ci viene dal lavoro». E a lui ieri sera è toccato il compito di parlare a nome dei colleghi — arrivati al completo con bandiere e striscioni — allo spazio dibattiti alla festa del Pd, dove si è discusso di crisi.
LE AREE sulle quali si trova la cementeria infine sono oggetto dio una attenta analisi dei sindacati. In parte sono di proprietà della Sacci, in parte dei Neri; intorno ha spazi del demanio che si affacciano sul mare, dove potrebbe essere allestita una banchina per l’attracco delle navi; e sul lato opposto di via del Marzocco c’è un’area liberata da poco da Enel Distribuzione. Tuto questo ben di Dio «può servire a rendere appetibile il sito — ha osservato Triolo — per eventuali processi di reindustrializzazione ai quali legare, la sorte dei lavoratori (piano B), qualora la cementeria chiudesse».  

IL CASO COOP LIBERTAS E G-ZETA LE IMPRESE DI FACCHINAGGIO ALLA RAFFINERIA ENI  
 
Perso l’appalto, riassunti solo in 18 su 31
 
I 31 LAVORATORI tra gli ex cooperativa Libertas (in tutto 27) e gli ex G-Zeta (4) sono in fibrilazione. Per anni hanno svolto mansioni di manutenzione, facchinaggio e pulizia alla raffineria Eni di Stagno. Ma la coop Libertas ha di recente perso la gara per l’appalto dei suddetti lavori e al suo posto è entrata la Aclilabor. La quale due giorni fa in un incontro ufficioso con i sindacati ha fatto capire che, valutando il capitolato di gara nel dettaglio e il carico di lavoro, potrà assumere solo 18 dei suddetti 31 lavoratori. «Questo è un problema serio — sottolinea Roberta Pagni della Cisl — per il quale a livello unitario insieme anche alla Cgil e la Uil scriveremo alla Aclilabor e all’assessore al lavoro della Provincia, Ringo Anselmi, perché sia trovata una soluzione».
«PER I LAVORATORI del settore servizi infatti — aggiunge la Pagni — non è prevista la mobilità. Nemmeno se sono prossimi alla pensione come potrebbe accadere a 4 di loro». E per una eventuale cassa integrazione in deroga «le risorse che mette a disposizione la Regione sono ormai agli sgoccioli — precisa la Pagni — per cui sarebbe attivabile per i lavoratori ex Libertas ed ex G-Zeta solo fino al 31 dicembre 2010. Mentre per il 2011 potrebbe essere impreticabile». E saranno dolori per tutti coloro che adesso percepiscono la cassa integrazione in deroga: la Regione al momento dificilmente la potrà rifinanziare se non arriveranno soldi dallo Stato.
Monica Dolciotti  

Ex Delphi, al via i corsi
 
I CORSI di riqualificazione per gli ex Delphi assunti dalla De Tomaso inizieranno a settembre. Questa volta è ufficiale. Le lezioni si terranno alla Scuola Edile. Terminati i corsi prenderà il via la produzione nell’impianto di Guasticce nella sede ex Brovedani.  

GLI ALTRI FRONTI LA PROTESTA DEI 63 DELLA GIOLFO & CALCAGNO  
 
«Noi, dimenticati dalle istituzioni»
 
LA CASSA integrazione in deroga per i 63 lavoratori ex Giolfo e Calcagno (erano un centinaio nel dicembre 2008) scadrà il novembre 2010. «E le istituzioni sono rimaste a guardare — segnalano lavoratori e sindacati — nonostante i nostri ripetuti appelli. Questa è una vertenza finita nell’oblio». In gran parte a casa ci sono finire donne, anche monoreddito e seperate, con figlia carico, che non ce la fanno più a titare avanti. La Giolfo e Calcagno ha chiuso lo stabilimento di lavorazione e conservazione del pesce (è in area portuale con tanto di banchina per le navi che la Autorità Portuale si è impegnata a sistenare se arriva un acquirente disposto a rivelare stabilimento e ad assumere tuto il personale) per difficoltà finanzierie. E’ stata attivata la procedura di liquidazione volontaria.
PROSEGUE invece, pur se a regime ridotto, la produzione dolciaria alla pasticceria Londi che si è temuto chiudesse perché non era più in grado di proseguire per la sempre minore remuneratività dell’attività. Dopo la mobilitazione dei lavoratori in assemblea permenente, e delle istituzioni con la fianco i sindacati, la proprietà ha deciso di non vendere e di andare avanti. E’ stata attivata per tutti i 33 dipendenti la procedura per la cassa integrazione straordinaria che viene fatta a rotazione a seconda delle necessità produttive.
M. D.  

EX ORLANDO A DICEMBRE LA PRIMA UDIENZA  
 
Fanno causa le famiglie di 4 morti per l’amianto
 
SONO quattro le famiglia che ai primi di agosto hanno presentato il ricorso al giudice del lavoro per chiedere a Fincantieri il risarcimento per conto dei loro congiunti morti per essere stati a contatto con l’amianto al quale furono esposti lavorando al cantiere ex Orlando. La prima udienza è stata fissata per il 10 dicembre. Si terrà davanti alla giudice Monica Magi. Sarà l’avvocato Giacomo Pasquinucci ad assistere i familiari di Gilberto Sargenti, Ivano Pellegrini, Nedo Lippi e di Carlo Tramonti. Sono tutti morti per patologieda ricollegare all’esposizione l’amianto tra cui il terribile mesotelioma pleurico. Questi lavoratori sono morti in età compresa tra 50 e 55 ani lasciando mogli e figli. Che adesso chiedono sia fatta giustizia. Nella miglior tradizione solidaristica che caratterizza da sempre il mondo operaio a Livorno, questa iniziativa è nata grazie ai lavoratori ed ex lavoratori dell’Orlando. Per mesi hanno lavorato con impegno per ricostruire la dinamica dei fatti. A favore delle famiglie depone un precedete: la sentenza del giudice del lavoro di Livorno che ha riconosciuto alla famiglia di Alessio Ielencovich (morto nel 2005 a 67 anni ) il risarcimento di un milione e 200 mila euro per le stesse ragioni.
M. D.


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