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Uno spiraglio dai russi Piombino per ora respira - La Repubblica Firenze
PIOMBINO - «Voglio sedere al tavolo con Alexei Mordashov. Quello che sembra scontato, che vendalaLucchini, può non accadere se tutti insieme, operai e istituzioni, combattiamo questa battaglia per salvare il polo in dustriale più importante della Toscana e il lavoro di migliaia dipersone». In maniche di camicia sotto il sole, davanti ai cancelli dell'acciaieria, Enrico Rossi fa il primo discorso industrialista da quando è diventato Presidente della Regione Toscana. Rivela di aver scritto a Berlusconi e al presidente russo Medvedev perché i due governi si impegnino a difendere il futuro della seconda acciaieria italiana. Ma Berlusconi è assente, da mesi manca il ministro per lo sviluppo: e allora la Toscana «agirà da sola». Ai primi di agosto il possibile in contro col magnate. Rossi ha parlato con l'ambasciatore russo, la riunione del cda di Severstal, in corso ieri a Mosca, ha detto e non detto: secondo fonti ufficiose, Mordashov discuterebbe a settembre con le banche una ricapitalizzazione di 100-150 milioni per rimodulare il debito di 770. Ma se questo avverrà, salverà dal fallimento ma aprirà la strada alla vendita della Lucchini se Mordashov, diventato azionista al 50,8% in cambio di un euro e cinquanta, non lancerà soldi e idee in un nuovo piano industriale e davvero abbandonerà le acciaierie europee. I1 presidente Toscano si dice né pessimista né ottimista. «Siamo determinati, rifiutiamo di accettare che le alchimie di un capitalismo finanziario distruttivo di storia, lavoro e dignità di tutti noi». Sei-settecento persone lo applaudono - lo sciopero in detto da Fiom, Fim e Sul piazzale, dominano le t-shirt blu dei giovani operai, sulle loro facce l'incertezza per il lavoro che può venire a mancare sembra trasformarsi nella pretesa di un futuro. Il sindaco di Piombino Gianni Anselmi indossa la fascia tricolore ma non esita a parlare di tradimento della Severstal che con un euro e 50 pretende disfilarsi dalle responsabilità. «Siamo pronti a parlare di piani industriali e ben sappiamo che l'acciaieria si salverà se tutti insierne sapremo combattere per la sua modernizzazione. L'attuale produzione industriale soffre di prodotti a basso valore aggiunto, il primo obiettivo deve essere l'ammodernamento dei treni di laminazione». Da Gabrielli,Fiom, a Renda, Uilm a Fagioli, Fim, tutti chiedonO il mantenimento del ciclo integralo - cockeria, alloforno, colata cioè la garanzia del posto di lavoro per i 2.200 dipendenti diretti, gli 800 delle ditte che operano dentro l'impianto, le mnigliaia dell'indotto. Anselmi guarda anche più avanti e parla di piani a medio termine, dice che i poli produttivi si salvano «salvaguardando le condizioni di sviluppo territoriali»: cioè il porto, realizzando nuovi collegamenti stradali e ferroviari. Batte cassa al governo e alla Regione. Avverte i possibili nuovi proprietari: «Non vogliamo più contrattare posti di lavoro con la rinuncia al miglioramento delle condizioni ambientali». Si capisce che il sindaco, resti Mordashov o arrivi un nuovo protagonista, si prepara a mettere sul piatto una svolta produttiva che potrebbe ancora una volta segnare lo sviluppo diPiombino e dell'industria toscana.
Gli operai ascoltano, applaudono. Appaiono uniti, l'impressione che all'inizio della crisi prevalesse la logica del "speriamo che io me la cavo" sembra svanita. C'è il rischio, se la società non paga le imprese che lavorano in acciaieria, che alla fine di agosto non ci siano stipendi. Gli oratori ricordano il 1992, quando la cessione dell'impianto da parte dello Stato, produsse uno sciopero di 38 giorni. Oggi dentro la Lucchini lavorano molti extracomunitati. Non si sentono abbandonati ma sanno che la battaglia è difficilissima, tutti usano la parola "drammatica". «Dico che bisogna ridare dignità al lavoro e alle persone - affenna Rossi - che la nostra battaglia per il polo industriale merita ben altro che essere ricevuti a Roma da un funzionario. Ci batteremo contro ogni modifica dell'articolo 41 del]a Costituzione: ben venga l'iniziativa privata, ma ogni intrapresa non può non rispettare la finalità sociale. Il nostro futuro non può essere affidato solo ai resort o al turismo, la Toscana si difende sostenendo il manifatturiero in termini di competitività, ricerca, tecnologia. Il 27, ha annunciato, l'assessore Simoncini proporrà alle in dustrie dell'in dotto gli strumenti finanziari della Regione per garantire liquidità». La speranza è che accada come alla raffineria Eni di Livorno: un anno fa venne annunciata la vendita, il fronte compatto della Toscana è riuscito a bloccarla.
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