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L'urlo dei lavoratori: «Non faremo la fine di Bagnoli" - La Nazione Piombino

 


Tre ore di sciopero ieri alla Lucchini alla presenza
 
 — PIOMBINO —
«PIOMBINO non farà la fine di Bagnoli». Si sono presentati allo sciopero di ieri mattina con questi cartelli gli operai della Lucchini. Le linee di produzione nello stabilimento si sono fermate. Davanti alla portineria, lavoratori, istituzioni, tanti politici si sono ritrovati per manifestare, per gridare che lo stabilimento deve continuare a produrre, a dare lavoro a 4mila persone, fra diretti e indotto. Che qui c’è bisogno di investire. E una prima risposta è arrivata: Mordashov vuole ricapitalizzare, verrà a Piombino il 2 o 3 agosto e a settembre, piano industriale alla mano, si presenterà alle banche per rinegoziare il debito. Poi per la vendita si vedrà. Questo in sintesi ciò che c’è scritto nella lettera che l’amministratore delegato Lucchini ha inviato ieri ai dipendenti. «Nonostante le rassicurazioni dell’azienda — ha detto il segretario Fiom Luciano Gabrielli a nome di tutti i sindacati — la situazione resta drammatica». Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha raccolto applausi con il suo discorso. «La Regione Toscana è con voi in questa battaglia per difendere la Lucchini. Non vi lasceremo soli. Noi non siamo né ottimisti né pessimisti, ma siamo determinati a vincere questa battaglia, tutti insieme». Il presidente ha poi annunciato che il 27 luglio l’assessore Simoncini sarà a Piombino insieme a Fidi Toscana per incontrare le aziende dell’indotto, altri 2000 lavoratori che rischiano di essere travolti dalla crisi della Lucchini.
DELLA NECESSITà di rimanere uniti ha parlato anche il presidente della Provincia Giorgio Kutufà: «Il mio vuole essere un richiamo alla compattezza delle istituzioni e non solo. Perché questa battaglia se rimaniamo uniti non possiamo perderla». Il mantenimento del polo produttivo Lucchini è un passo obbligato anche per il sindaco Gianni Anselmi: «Uscire da questa situazione deve essere possibile — ha spiegato — l’opzione zero non la prendiamo neanche in considerazione, così come opzioni che depauperino la struttura occupazionale del territorio. Quello su cui si deve lavorare è preparare il dopo. Che sia Mordashov o chiunque altro, il territorio deve costruire una visione di sé».
IL SINDACO Anselmi ha parlato anche del ruolo fondamentale del sindacato che «va difeso — e annuncia — il 12 settembre in occasione delle celebrazioni della Battaglia di Piombino ho invitato i tre segretari confederali. Un invito che spero venga accolto: unire la battaglia di resistenza alla vicenda del lavoro significa non rinunciare alle nostre identità». Davanti alla portineria Lucchini ieri c’erano i sindaci della Val di Cornia, ma anche di Cecina, Follonica e Castagneto Carducci e c’erano tanti esponenti politici dei diversi schieramenti da destra a sinistra. E proprio per questo il coordinatore della segreteria regionale Pd, Luca Sani ha attaccato Lega e Pdl. «Non basta una comparsata in piazza ostentando i propri simboli, come hanno fatto Lega e Pdl, per testimoniare la propria vicinanza agli operai della Lucchini. Dalla Lega ci saremmo aspettati la stessa solerzia con la quale ha liquidato il ministro Brancher, il cui ruolo faceva ombra a Bossi e Calderoli, rispetto all’impegno per individuare almeno un ministro dell’industria, a diverse settimane dalle dimissioni con ignominia dell’ex ministro Scajola».
DOPO tre ore di sciopero, riposti i cartelli che ricordavano, a mo’ di sfida, che lo stabilimento di Piombino non chiuderà come è accaduto a Bagnoli, i lavoratori sono tornati in fabbrica, con la consapevolezza di aver manifestato per un posto di lavoro, per uno stipendio, per un futuro.
Maila Papi  

LA LETTERA L’AZIENDA SCRIVE  
 
Calcagni rassicura: «La nostra priorità non è la vendita»  
 
 ECCO la lettera che l’amministratore delegato di Lucchini, Marcello Calcagni ha inviato ieri a tutti i dipendenti delle Acciaierie. «Molti di voi sanno che martedì 20 luglio il management team di Lucchini era a Mosca per un incontro con il nostro azionista di maggioranza Alexej Mordashov ed il ceo di Servestral International Sergei Kuznetosov, e che oggi si è tenuta l’assemblea degli azionisti di Lucchini Spa. Questi incontri fanno parte di un processo in corso, finalizzato all’approvazione della nuova configurazione industriale, commerciale e finanziaria del Gruppo Lucchini. A valle di queste riunioni vorrei condividere alcune cose che sono state discusse: anche se l’opzione della vendita viene ancora considerata, allo stato non è questa la priorità assoluta per gli azionisti e il management. La priorità è finalizzare ed attuare il business plan che è in corso di analisi approfondita da parte degli azionisti. L’obiettivo che ci poniamo è quello di rimanere leader nella produzione di acciaio sul mercato italiano e raggiungere un accordo con tutti i portatori di interesse su una configurazione industriale e una struttura del capitale che ci permetteranno un successo nel lungo periodo».
«DURANTE gli incontri — continua la lettera — gli azionisti e il management hanno ribadito il loro impegno per lo sviluppo del gruppo Lucchini. Anche in questo senso Mordashov insieme con il team manageriale di Severstal sarà in Italia nei primi giorni di agosto al fine di discutere questo piano di attività con ulteriori approfondimenti. Naturalmente, una volta finalizzato, il nostro business plan sarà oggetto di confronto costruttivo tra il management di Lucchini e tutti coloro i quali sono nelle varie forme portatori di interessi rilevanti nei confronti dell’azienda a partire dalle organizzazioni sindacali. Anche con le banche e i nostri interlocutori finanziari sin dagli inizi di settembre si avvierà una nuova fase di incontri. Permettetevi di ringraziare tutti voi per la comprensione. Abbiamo molti compiti impegnativi che ci attendono e abbiamo bisogno di affrontarli insieme».  

La linea del Piave

I PEZZI GROSSI della Regione ieri hanno lasciato l’aria condizionata degli uffici per sfilare con gli operai nella «fornace» della piazza all’ingresso della Lucchini. Il presidente Enrico Rossi, camicia bianca e maniche rimboccate, c’è andato giù duro e ha segnato la linea del Piave: «Le acciaierie di Piombino sono parte integrante del progetto di reindustrializzazione della Toscana. Sono determinato a vincere questa battaglia e la vinceremo tutti insieme».
ROSSI, che viene da Pontedera, ha qualche esperienza diretta con la grande industria, ha vissuto da sindaco gli anni difficili della Piaggio prima del suo rilancio. Però oggi la sfida si gioca su un terreno davvero complicato. C’è uno scenario internazionale, ci sono le banche italiane che come è noto sono le più prudenti a concedere crediti, c’è la realtà di un Paese, il nostro, che vede il principale gruppo industriale italiano, la Fiat investire più volentieri all’estero che in patria.
MA C’È ANCHE una fabbrica che produce e lavora e non è certo alla frutta. Il polo siderurgico di Piombino ha bisogno di interventi, la crisi del 2009 è stata uno tsunami per le industrie, anche i più forti hanno avuto bisogno di aiuto per ripartire. E la lettera dell’amministratore delegato Marcello Calcagni è già un primo segnale positivo di reazione. Però se vogliamo mantenere le Acciaierie e i quattromila posti di lavoro fra diretti e indotti, ognuno faccia la sua parte.


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