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Lucchini, la vendita è sospesa - Il Tirreno Livorno
Nel giorno dello sciopero Mordashov annuncia un piano industriale
Il governatore Rossi, davanti ai cancelli delle acciaierie, si rivolge agli operai: non vi lasceremo soli
NICOLA STEFANINI
PIOMBINO. La vendita della Lucchini non è più la priorità assoluta per gli azionisti e il management. In cima alla lista di Alexey Mordashov e della Severstal (proprietari al 100% dell’azienda) c’è adesso la ristrutturazione finanziaria del gruppo Lucchini, sostenuta da un piano industriale che lo stesso Mordashov illustrerà ai primi di agosto in una visita a Piombino.
La novità dalla Russia arriva nel giorno in cui a Piombino la fabbrica si è fermata per tre ore in occasione dello sciopero proclamato da Fiom, Fim e Uilm. Davanti ai cancelli si è svolta un’assemblea alla quale hanno partecipato circa 600 lavoratori, il presidente della Regione Enrico Rossi, l’intera commissione regionale sull’emergenza occupazionale, il sindaco Gianni Anselmi, decine di politici di tutti gli schieramenti.
Una giornata giocata sul versante mediatico. Da una parte la “piazza” che esterna sentimenti vicini alla disperazione per l’incertezza che grava sul futuro della siderurgia piombinese e dei suoi 4.000 addetti. E la politica che, per usare le parole di Rossi, conferma l’impegno a non lasciare Piombino da sola in questa battaglia. Dall’altra l’azienda che rende note le decisioni prese martedì a Mosca, nell’incontro fra i manager Lucchini, Mordashov e i vertici di Severstal, e ieri ribadite nell’assemblea degli azionisti Lucchini.
Alla fine uno spiraglio positivo si può anche intravedere ma, di fatto, tutto è rimandato ai primi giorni di agosto quando Mordashov e il team manageriale di Severstal saranno in città per incontri a tutto campo. Solo allora sarà possibile capire meglio l’immediato futuro della fabbrica piombinese, fermo restando che i russi non hanno cambiato idea sul fatto di vendere tutti i loro asset europei.
La mossa di Mordashov, in sostanza, è anche semplice: non è riuscito a vendere la Lucchini gravata di debiti, quindi precedenza al riassetto economico del gruppo e attendere tempi migliori, ma non lunghi, per la cessione. Ecco dunque che l’appuntamento davvero cruciale sarà a settembre, e avanti verso l’autunno, quando si stringerà il confronto fra i proprietari della Lucchini e il pool di banche che vantano un credito di circa 770 milioni di euro. È da quel confronto - un po’ braccio di ferro, un po’ partita a scacchi - che dovrà emergere la nuova struttura finanziaria del gruppo. Insomma, quella ristrutturazione che - come ha scritto Marcello Calcagni, ad Lucchini, in una lettera distribuita ieri a tutti i dipendenti - consenta al gruppo «di rimanere leader nella produzione di acciaio sul mercato italiano e raggiungere un accordo con tutti i portatori di interesse coinvolti su una configurazione industriale e una struttura del capitale che permettano il successo nel lungo periodo».
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