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La priorità non è vendere Prima viene la trattativa per rinegoziare il debito - Il Tirreno Piombino
La notizia arrivata dopo lo sciopero Al presidio Enrico Rossi: «Combatteremo fino in fondo per lo stabilimento»
PIOMBINO. «Vendere? Non è più una priorità». La lettera, inviata dall’ad del gruppo Lucchini Marcello Calcagni a tutti i dipendenti, muta lo scenario dello stabilimento di Piombino e degli altri presidi Lucchini. Il cambio di linea è stato annunciato ieri, al termine dell’assemblea degli azionisti che si è svolta a Mosca. «Adesso la priorità - si legge nella lettera - è quella di finalizzare e attuare il business plan che è in corso di analisi approfondita da parte degli azionisti».
E adesso che l’urgenza di vendere è stata rimossa da Mordashov, l’ago della bilancia si sposta integralmente sul braccio di ferro con le banche, che vantano un credito di 770 milioni nei confronti di Lucchini. E la vendita? «Viene ancora considerata», ha spiegato Calcagni ma avverrà solo dopo l’accordo per la rinegoziazione del debito con le banche. Come dire prima ristrutturiamo la casa e dopo vediamo se si creano le condizioni per metterla in vendita.
I nuovi sviluppi della vicenda Lucchini sono emersi solo qualche ora dopo la manifestazione di 600 lavoratori, che hanno partecipato all’assemblea pubblica tenuta di fronte alla direzione dello stabilimento. Numerosi rappresentanti delle istituzioni locali, di tutte le forze politiche, delle associazioni di categoria hanno voluto essere presenti per dimostrare vicinanza ai lavoratori e per scongiurare l’ipotesi di un collasso del secondo poolo siderurgico nazionale. Intorno alle 9,15 il corteo si è mosso dal piazzale della portineria, portandosi di fronte alla direzione. Denominatore comune degli interventi la preoccupazione per il destino della fabbrica. «Questa vertenza deve essere il simbolo di resistenza industriale - ha detto il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà - la finanza non può cancellare un sito industriale come quello di Piombino».
Il salvataggio del sito produttivo piombinese è una priorità per il presidente della Regione, Enrico Rossi. «Non sono nè pessimista, nè ottimista, ma determinato a combattere fino in fondo per lo stabilimento. C’è una forte unità tra lavoratori, sindacati e istituzioni. La Regione è qui in forza e la mia esperienza mi dice che se questa unità si mantiene otterremo risultati importanti».
Nessuno ha la ricetta pronta per uscire da una crisi che Lucchini sta trascinando da mesi. «Una possibilità deve esserci - ha spiegato il sindaco Gianni Anselmi - l’opzione zero non la prendiamo neanche in considerazione, così come soluzioni che depauperino la struttura occupazionale di questo territorio. Dobbiamo lavorare per preparare il dopo, Che sia Mordashov o chiunque altro, il territorio deve avere una visione chiara di sè».
Lo sciopero di ieri è il primo passo di una vertenza che si preannuncia lunga e tiene con il fiato sospeso migliaia di famiglie. «La situazione è grave, nonostante le rassicurazioni dell’azienda - ha tuonato dal palco il segretario provinciale Fiom, Luciano Gabrielli - l’accordo con le banche è un passo obbligatoma il vero punto è che Mordashov chiarisca una volta per tutte cosa vuole fare di Lucchini. Dobbiamo essere vigili, valutare il piano industriale che ci sarà presentato e lottare per il mantenimento dell’occupazione e del sito produttivo».
Del resto la presentazione di un nuovo, convincente, piano industriale è propedeutica per la sintesi con gli istituti di credito. Un piano che lo stesso Alexsej Mordashov, atteso a Piombino per il 3 agosto, discuterà con le istituzioni e con le organizzazioni sindacali. «Non intendo giudicare i passi mossi dall’azienda fino alla presentazione del piano industriale - ha spiegato Vincenzo Renda, segretario provinciale Uilm - già nel’900 il sito di Piombino era il ciclo più importante d’Italia, siamo abituati a lottare per i diritti dei lavoratori. Vogliamo che Mordashov o chi per lui presenti un piano industriale con gli investimenti necessari a mantenere i livelli produttivi».
Fino a quel momento i sindacati restano in agitazione. «Il 90 % dei lavoratori ha aderito allo sciopero - ha commentato dal palco Fausto Fagioli, segretario provinciale Fim - ci appelliamo a tutte le forze sociali per sostenere la battaglia per la difesa dello stabilimento e dei 4000 mila lavoratori che rischiano di vivere una tragedia sociale. Vogliamo sapere di più sulle strategie del gruppo e aprire un tavolo sulla siderurgia che, ad oggi, non esiste».
«Non vogliamo fare la fine di Bagnoli»
In 600 lavoratori ieri mattina nel piazzale della fabbrica
Gli operai: lottiamo per dare un futuro alle nostre famiglie
ANGELA FEO
PIOMBINO. «Piombino non farà la fine di Bagnoli». Sono queste le parole stampate sui cartonici che i lavoratori della Lucchini, ieri mattina, tenevano appesi al collo. Erano in seicento. Le linee di produzione si sono tutte fermate. Il 90% dei dipendenti hanno aderito all’iniziativa dei sindacati. Circa 300 scioperanti però non erano lì a protestare davanti alla direzione dell’azienda. «Forse, soprattutto tra i giovani, c’è ancora poca percezione di ciò che stiamo rischiando - dice Roberto Pratesi, 42 anni, da 24 operaio delle acciaierie - Non hanno capito che ci potremmo ritrovare con la fabbrica chiusa. Per me è impossibile pensare a Piombino senza le acciaierie. Però a Bagnoli e a Genova gli altiforni si sono definitivamente fermati, dunque non stiamo parlando di fantascienza».
Dal palco parla Luciano Gabrielli, segretario provinciale Fiom. Si rivolge ai «lavoratori e agli impiegati che sono rimasti dentro».
«Non hanno capito - dice a gran voce - Oggi è in discussione il futuro di tutti, nessuno escluso. E’ a rischio il sistema produttivo di una città intera».
Gli operai indossano tute e scarponi da lavoro. Qualcuno di loro dice di essere tanto, troppo arrabbiato: «Ci sentiamo presi in giro, nessuno ci dice chiaramente come stanno le cose. Quello che succede lo sappiamo dalla stampa». Altri sono preoccupati, parlano dei loro timori, ma con le dovute cautele («il cognome per piacere sul giornale meglio di no, sa in fabbrica c’è qualche capetto che poi fa storie»).
I quarantenni sono tanti. Come Roberto, un lavoro in cokeria e una bambina di 2 anni. Ricorda la crisi del’92, quando l’Italsider passò nelle mani della Lucchini. «Allora finii in mobilità - racconta - Vivevo con i miei genitori, ma fu comunque un periodo molto difficile. Ho ancora in mente la fila all’ufficio di collocamento che arrivava fino alla strada. Ci sono poi voluti tre anni perché rientrassi in fabbrica. E oggi sono preoccupato perchè questa crisi potrebbe essere anche peggio di quella di diciotto anni fa».
Ha quasi quarant’anni anche Angelo. Lui lavora al convertitore. Ha due figli: 9 anni e 16 mesi. Da Napoli, 13 anni fa si è trasferito a Piombino. «In tanti siamo venuti qui per dare alle nostre famiglie un futuro - dice - Invece adesso su di noi pende un grande punto interrogativo. Abbiamo paura che da un momento all’altro non ci siano più i soldi per i nostri stipendi».
C’è anche la questione della sicurezza che preoccupa gli operai. «Elmetti protettivi, guanti, occhiali, corsi di formazione: con la crisi tutto questo passa in secondo piano», dice Angelo. «Sulla manutenzione si fa il minimo indispensabile», gli fa eco Roberto. Lui ha 53 anni. Ha cominciato a lavorare nelle ditte dell’indotto delle acciaierie nel 1974. E presto andrà in pensione. «I lavoratori - aggiunge - sarebbero anche disposti a fare sacrifici, come è successo in passato, ma al momento non siamo al corrente di alcun piano di riorganizzazione».
C’erano anche le donne alla manifestazione. Chiara, con il bimbo più piccolo di 4 mesi. Suo marito lavora all’altoforno, lei è una precaria della scuola. Una casa appena comprata e un mutuo da pagare. E una trentina di lavoratrici delle ditte di pulizie e delle mense dell’indotto. «Molte di noi hanno figli - racconta Paola, 37 anni - Se chiude tutto come faremo a mantenerli?»
LA REGIONE
Aiuti per le imprese
PIOMBINO. Risorse preziose per le imprese di appalto a un passo dalla chiusura. L’aiuto arriva dalla Regione Toscana, che attiverà gli strumenti a disposizione per sostenere sia le imprese che i lavoratori, alle prese con il calo delle commesse e il ritardo nei pagamenti da parte della Lucchini. A confermare l’interessamento della Regione è stato lo stesso presidente Enrico Rossi, nel corso della manifestazione dei lavoratori di ieri. «Interverremo il 27 luglio attraverso l’assessore Simoncini e proporremo gli strumenti di sostegno finanziario per la liquidità - spiega Rossi - abbiamo la Fidi Toscana, la useremo per assicurare quanto prima sostegno alle imprese e ai lavoratori».
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