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Udienza del Santo Padre all'Assemblea di Confindustria: 5mila imprenditori in Vaticano per un evento straordinario - intervento del Santo Padre e del nostro Presidente Bonomi

 

La relazione del Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, le immagini e il video della giornata


Oltre 5.000 imprenditori con le loro famiglie hanno partecipato stamane all’Udienza del Santo Padre in occasione dell'Assemblea Pubblica di Confindustria a Città del Vaticano

Una scelta fortemente voluta dal Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, data la criticità di questa fase storica che vede il Mondo e le imprese colpite da eventi drammatici come la pandemia, la guerra e le sue terribili conseguenze: una congiuntura che imponeva "un momento di riflessione e unità".

'Assemblea è stata quindi occasione d'eccezione per riflettere sul valore dell’industria e del lavoro insieme a Papa Francesco, il quale ha richiamato spesso, nei suoi interventi, l’importanza della responsabilità sociale e dell’etica del lavoro. Ad ascoltare il Pontefice il cuore dell’industria italiana: imprenditrici e imprenditori, grandi e piccoli, manager, giovani e il mondo delle start up. 

Nella sua relazione - disponibile in allegato - il Presidente Carlo Bonomi ha parlato agli imprenditori presenti toccando i valori e i principi che ispirano e rappresentano l’impresa, valori rappresentati dagli imprenditori presenti insieme alle loro famiglie, ai collaboratori del Sistema Confindustria e ai loro cari:

“Siamo qui oggi per un evento straordinario: l’Udienza del Santo Padre all'Assemblea Confindustria 2022. Desideriamo offrire il contributo e la riflessione della comunità delle imprese a quella impegnativa definizione di lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale che ha dato il Santo Padre.

Per la nostra Italia oggi più che mai, sentiamo il dovere di offrire il nostro contributo centrato sulla definizione condivisa di un “lavoro degno”. Se ci si dimentica questo fondamento, le leggi dell’economia tradiscono il loro più intimo significato e valore.

La finanza è uno strumento essenziale, coadiuvante alla solidità e stabilità della crescita del lavoro, delle imprese e della coesione sociale, ma non è, e non deve essere, il criterio unico o prevalente per misurare i valori di un’impresa.

Proprio le libere società dell’Occidente, alle quali apparteniamo, rischiano in questi anni di dimenticarlo, sotto i colpi portati dalla pandemia, dalla guerra in Ucraina, dagli effetti shock sui prezzi energetici.

Se Italia e Europa perdono il fondamento di un proprio modello di integrazione sociale basata su libere occasioni di lavoro, come presupposto essenziale di dignità e libertà, saremmo destinati al declino anche se realizzassimo grandi fortune finanziarie.

Nel 28 giugno 2017 Papa Francesco disse: "Persona e lavoro sono due parole che possono e devono stare insieme. Se pensiamo la persona senza lavoro è qualcosa di parziale, di incompleto. La persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratrice e lavoratore".

In Italia, anche nelle fasi di ripresa economica, non superiamo la soglia del 60% di occupati tra 15 e 64 anni. I tassi di partecipazione al lavoro di giovani e donne restano tra i 15 e i 20 punti a quelli dei paesi nordeuropei. Abbiamo raddoppiato il numero di poveri assoluti ed un record negativo (39%) di posti di lavoro in cui la manifattura non trova profili adeguati. Un numero elevatissimo di NEET tra i giovani.

Serve una rivoluzione nei tempi ordinari di lavoro: perché la cura parentale di bambini e anziani deve essere compatibile con il lavoro e, anzi, dovrebbe essere incoraggiata fiscalmente, se vogliamo al contempo più nascite e più anziani attivi.

Oggi avvertiamo più che mai la necessità di progetti di lungo orizzonte, come unica via per dare una risposta concreta. E crediamo profondamente che sia proprio l’industria a poter costituire il primo motore di un vero, nuovo, umanesimo industriale.

Ogni giorno, ci confrontiamo con trasformazioni del lavoro che sono in corso. Sappiamo che incentivare creatività e passioni accelera la possibilità di realizzare, con l’innovazione, nuove strade. Ma per conquistare un futuro, bisogna prima immaginarlo.

Gli obiettivi di sostenibilità non devono essere solo uno slogan di marketing. Al contrario, la sostenibilità socialefondata sul valore del lavoro, è per noi l’unica dimensione possibile per continuare a crescere.

Un altro aspetto che vorrei approfondire qui rivolgendomi al Santo Padre è la nostra grande passione. L’imprenditore non è una monade chiusa su sé stessa, sui propri obiettivi. Se l’impresa si riducesse al solo imprenditore, semplicemente non esisterebbe.

L'impresa è l’intera comunità dei suoi lavoratori, clienti, fornitori, dell’intero territorio in cui opera, che la rende viva e possibile e che imprime la sua orma collettiva nei suoi risultati e nelle sue difficoltà, nelle sue perdite e nelle sue riprese.

In questi anni abbiamo affrontato la pandemia, il costo delle materie prime, la guerra in Ucraina e le conseguenze sui prezzi energetici. In queste prove il faro che ci ha guidato è sempre stato pensare a come difendere il lavoro e la crescita del Paese.

Abbiamo firmato con i sindacati i protocolli di sicurezza che hanno consentito di continuare le produzioni durante la pandemia; abbiamo trasformato le fabbriche in centri vaccinali; non per le nostre imprese, ma per l’Italia e per l’intera comunità.

Non ci siamo mai lasciati sfiorare da pulsioni antagoniste e divisive. Siamo rimasti uniti, abbiamo continuato a credere e a chiedere, che lo spirito di Sistema prevalesse.

E nonostante le difficoltà abbiamo continuato a realizzare risultati straordinari.

Continueremo a volere e a sognare un Paese unito. Un Paese in cui il verbo prioritario non è “prendere”, ma è “dare”: dare lavoro; dare futuro; dare dignità; dare libertà. Non siamo quelli che vincono sempre, ma siamo quelli che non si arrendono mai."

Al termine dell'intervento del Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, Papa Francesco si è rivolto alla platea degli imprenditori mettendo al centro del suo intervento il valore dell'impresa e del commercio, l'occupazione giovanile e la salvagurdia dell'ambiente:

"Pagare le tasse da parte degli imprenditori è un modo per vivere nel tempo attuale lo spirito evangelico di condivisione. Una forma di condivisione è la filantropia, cioè donare alla comunità, in vari modi. E qui voglio ringraziarvi per il vostro sostegno concreto al popolo ucraino, specialmente ai bambini sfollati, perché possano andare a scuola.

Ma molto importante è quella modalità che nel mondo moderno e nelle democrazie sono le tasse e le imposte, una forma di condivisione spesso non capita. Il patto fiscale è il cuore del patto sociale. Le tasse sono anche una forma di condivisione della ricchezza, così che essa diventa beni comuni, beni pubblici: scuola, sanità, diritti, cura, scienza, cultura, patrimonio.

Certo, le tasse devono essere giuste, eque, fissate in base alla capacità contributiva di ciascuno, come recita la Costituzione italiana.

Il sistema e l'amministrazione fiscale devono essere efficienti e non corrotti. Ma non bisogna considerare le tasse come un'usurpazione.

Esse sono un'alta forma di condivisione di beni, sono il cuore del patto sociale.

Creare lavoro poi genera una certa uguaglianza nelle vostre imprese e nella società. E' vero che nelle imprese esiste la gerarchia, è vero che esistono funzioni e salari diversi, ma i salari non devono essere troppo diversi. Oggi la quota di valore che va al lavoro è troppo piccola, soprattutto se la confrontiamo con quella che va alle rendite finanziarie e agli stipendi dei top manager. Se la forbice tra gli stipendi più alti e quelli più bassi diventa troppo larga, si ammala la comunità aziendale, e presto si ammala la società.

Un'altra via di condivisione è la creazione di lavoro, lavoro per tutti, in particolare per i giovani. I giovani hanno bisogno della vostra fiducia, e voi avete bisogno dei giovani, perchè le imprese senza giovani perdono innovazione, energia, entusiasmo.

Da sempre il lavoro è una forma di comunione di ricchezza: assumendo persone voi state già distribuendo i vostri beni, state già creando ricchezza condivisa. Ogni nuovo posto di lavoro creato e' una fetta di ricchezza condivisa in modo dinamico. Sta anche qui la centralita' del lavoro nell'economia e la sua grande dignita'.

Questo tempo non e' un tempo facile, per voi e per tutti. Anche il mondo dell'impresa sta soffrendo molto. La pandemia ha messo a dura prova tante attivita' produttive, tutto il sistema economico e' stato ferito. E ora si è aggiunta la guerra in Ucraina con la crisi energetica che ne sta derivando.

In queste crisi soffre anche il buon imprenditore che ha la responsabilità della sua azienda, dei posti di lavoro, che sente su di se' le incertezze e i rischi.

Nel mercato ci sono imprenditori 'mercenari' e imprenditori simili al buon pastore che soffrono le stesse sofferenze dei loro lavoratori, che non fuggono davanti ai molti lupi che girano attorno.  La gente sa riconoscere i buoni imprenditori -. Lo abbiamo visto anche recentemente, alla morte di Alberto Balocco: tutta la comunita' aziendale e civile era addolorata e ha manifestato stima e riconoscenza".

 

 

Video dell'Assemblea Pubblica di Confindustria in udienza dal Santo Padre

 

 

 

Allegati


Relazione del Presidente Bonomi

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