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Collegato alla manovra 2020: sintesi delle principali misure

 

Il Collegato alla Manovra 2020 contiene numerose disposizioni di forte impatto per l’attività delle imprese.

 

E’ stato pubblicato il 26 ottobre scorso (Gazzetta Ufficiale n. 252) ed è in vigore dal 27 ottobre, giorno successivo alla pubblicazione, il “Collegato fiscale” alla Legge di Bilancio 2020. Si tratta del decreto-legge 26 ottobre 2019, n.124, recante "Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili".

 

Il provvedimento ha iniziato il 30 ottobre l’iter parlamentare in vista della conversione in legge che, come noto, deve avvenire entro 60 giorni dalla pubblicazione.

Il contenuto del provvedimento è molto diversificato. Ci limitiamo a segnalare alcune misure, che riassumiamo di seguito, vista l’importanza che rivestono per le conseguenze operative che potrebbero produrre se confermate. Si tratta degli interventi sui seguenti ambiti:


1) Contrasto alle indebite compensazioni e nuovi vincoli per i sostituti d’imposta;

2) Ritenute di lavoro dipendente negli appalti e subappalti: nuovi obblighi del committente;

3) IVA: estensione del reverse-charge contro la somministrazione illecita di manodopera;

4) Contrasto all’evasione nel settore dei carburanti;

5) Accise: credito sul gasolio per autotrazione utilizzato nel settore del trasporto; 

6) Incentivi del Conto Energia e cumulo con la detassazione degli “investimenti ambientali” per gli impianti fotovoltaici;

7) Modifiche della disciplina penale in materia tributaria e della responsabilità amministrativa degli enti nella stessa materia.

 

1) Contrasto alle indebite compensazioni e nuovi vincoli per i sostituti d’imposta (articolo 3).

Al fine di rafforzare gli strumenti per il contrasto delle indebite compensazioni effettuate tramite modello F24, si impone di compensare i crediti per importi superiori a 5.000 euro annui, solo a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell'istanza da cui emergono i crediti, anche per quelli relativi alle imposte dirette ed all’Irap, allineandone la disciplina ai presupposti vigenti per i crediti d’imposta emergenti dalle dichiarazioni IVA.

Si estende, poi, l'obbligo di utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate (Entratel o Fisco On linea tutti i soggetti (anche i contribuenti privi di partita IVA) che intendono effettuare la compensazione. La nuova disciplina si applica ai crediti maturati dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019.

Si introduce, inoltre, una particolare procedura di controllo da parte dell’Agenzia delle entrate sui crediti indicati nelle deleghe di pagamento che si rivelino in tutto o in parte non utilizzabili in compensazione, svolta in contradditorio con il contribuente, ed una specifica sanzione pari a mille euro per la “mancata esecuzione delle deleghe di pagamento”, presentate dal mese di marzo 2020 (commi 5, 6, 7 e 8)

Per i sostituti d’imposta, segnaliamo che tutti i crediti del sostituto d’imposta, compresi quelli “infrannuali” prodotti, in particolare, dai rimborsi dell’assistenza fiscale, dal “bonus Renzi”, dal recupero delle eccedenze di ritenute, ricadono nel nuovo obbligo di utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia per la trasmissione del modello F24 in cui si esegue una compensazione, anche se la delega presentasse saldo positivo (per le deleghe con saldo pari a zero, l’obbligo era già vigente).

Come accennato, la disposizione riguarda i crediti maturati dal 2019 ed essendo priva di una specifica decorrenza, dovrebbe applicarsi dal 27 ottobre, giorno di entrata in vigore del DL n.124/2019 in esame (articolo 60), salvo ritenere, per effetto dello “Statuto del contribuente” (legge n.212/2000, articolo 3), che prevalga il principio, non espressamente derogato, secondo cui i nuovi adempimenti divengono efficaci dopo 60 giorni dall’adozione della norma che li introduce.

2) Ritenute di lavoro dipendente negli appalti e subappalti: nuovi obblighi del committente (articolo 4).

Si prevedono, con effetto a decorrere dal 1° gennaio 2020, alcune misure di contrasto all'omesso versamento delle ritenute. In particolare, in tutti i casi di affidamento di un'opera o di un servizio, si dispone l'obbligo per il committente che sia sostituto d’imposta di versare le ritenute per redditi di lavoro dipendente ed assimilati sulle retribuzioni erogate al personale dell’impresa appaltatrice, direttamente impiegato nell’esecuzione dell’opera o del servizio, senza possibilità di utilizzare in compensazione nel modello F24 proprie posizioni creditorie. 

L’importo corrispondente all’ammontare complessivo del versamento dovuto verrebbe versato dall’impresa appaltatrice o affidataria e dalle imprese subappaltatrici al committente con almeno 5 giorni lavorativi di anticipo rispetto alla scadenza del versamento stesso, su specifico conto corrente bancario o postale comunicato dal committente all’impresa affidataria o appaltatrice e da quest’ultima alle imprese subappaltatrici. Inoltre, l’impresa appaltatrice o affidataria e le imprese subappaltatrici dovrebbero trasmettere via pec al committente con almeno 5 giorni lavorativi di anticipo rispetto alla scadenza del versamento, i dati necessari per il riscontro dell’ammontare complessivo degli importi ricevuti con le trattenute effettuate.

Le nuove regole specificano i casi in cui le imprese appaltatrici e subappaltatrici sono responsabili per la corretta determinazione delle ritenute e per la corretta esecuzione delle stesse, nonché per il versamento, senza possibilità di compensazione. 

Il committente sarebbe responsabile se non versasse quanto ricevuto nei termini ovvero se non versasse le ritenute effettuate dalle imprese appaltatrici e subappaltatrici; oppure se non avesse tempestivamente comunicato all’impresa appaltatrice o affidataria gli estremi del conto corrente bancario o postale su cui effettuare i versamenti, oppure avesse eseguito pagamenti alle imprese affidatarie, appaltatrici o subappaltatrici inadempienti.

Si individuano i requisiti necessari affinché le imprese appaltatrici, affidatarie e subappaltatrici possono eseguire direttamente il versamento delle ritenute. Tali imprese possono eseguire direttamente il versamento delle ritenute secondo le procedure previste, comunicando al committente tale opzione entro 5 giorni lavorativi di anticipo rispetto alla scadenza del versamento ed allegando una certificazione dei requisiti richiesti, qualora nell’ultimo giorno del mese precedente a quello della scadenza prevista, risultino in possesso dei suddetti requisiti (siano in attività da almeno 5 anni, ovvero abbiano eseguito nel corso dei due anni precedenti versamenti nel conto fiscale per oltre 2 milioni di euro; non abbiano iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi relativi a tributi e contributi per importi superiori a 50.000,00 euro, ancora dovuti pagamenti o per i quali non siano stati accordati provvedimenti di sospensione). 

Le disposizioni successive a quelle fin qui riassunte stabiliscono le sanzioni per la violazione dei nuovi obblighi.

Confindustria ha contestato con forza queste disposizioni per la spropositata farraginosità che le caratterizza ed ha denunciato l’abnormità degli impatti che tale misura, pensata per soggetti che operano sul filo della criminalità, avrebbe invece per la generalità delle imprese 

3) IVA: estensione del reverse-charge contro la somministrazione illecita di manodopera (articolo 4).

L'articolo 4 del decreto-legge estende, inoltre, l‘inversione contabile in materia di IVA (reverse-chargealle prestazioni effettuate mediante contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati, che vengono svolti con il prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente e con l'utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente medesimo.

L’articolo considerato specifica che l'efficacia della disposizione è subordinata al rilascio, da parte del Consiglio dell'Unione europea, dell'autorizzazione di una misura di deroga (ai sensi dell'articolo 395 della direttiva 2006/112/CE) al sistema comune dell’IVA.

4) Contrasto all’evasione nel settore dei carburanti (articoli, 5, 6, 7)

Nel settore delle accise, si introducono numerose disposizioni di modifica al Testo Unico (D.Lgs. n. 504/1995, TUA), volte a prevenire e reprimere le frodi nel settore delle accise (articolo 5).

In estrema sintesi, si prevede quanto segue:


- sono chiariti i termini per la trasmissione della nota di ricevimento, ai fini di chiusura del regime sospensivo dei prodotti sottoposti ad accisa (24 ore dal momento in cui i prodotti sono presi in consegna dal destinatario) e sono chiarite le modalità di presa in consegna del bene, qualora il trasporto sia effettuato con automezzi; 


- sono disciplinati compiutamente i requisiti soggettivi di onorabilità per il rilascio della qualifica di destinatario registrato a fini doganali; 


- sono ampliate le ipotesi in cui il gestore di un deposito fiscale privato di prodotti sottoposti ad accisa è tenuto ad ottenere la licenza fiscale, mediante l’abbassamento dei requisiti dimensionali del deposito rilevanti ai fini della loro tracciabilità; sono disciplinate le fattispecie per le quali è negato il rilascio della licenza di esercizio di deposito fiscale di prodotti energetici, nonché le ipotesi di sospensione dell’istruttoria; 


- sono disciplinati i requisiti soggettivi di onorabilità dell’esercente il deposito fiscale di alcol e bevande alcoliche; 


- si prevede l’obbligatorietà della confisca (anche per equivalente) del profitto del reato, nel caso di reati doganali previsti dal Dlgs n.504/1995 (Testo Unico delle Accise).

Ai fini dell’IVA, si modificano le norme della Legge di Bilancio 2018 volte alla prevenzione e al contrasto delle frodi nel settore della vendita di carburanti (articolo 6).

Dal 1° gennaio 2020, si dispone il divieto dell’utilizzo della dichiarazione d’intento per l’acquisto di carburanti. Fanno eccezione gli acquisti di gasolio, effettuati, “presso un deposito commerciale” (articolo 25, comma 1, del TUA) e comunque da fornitori diversi 

- dai “depositari autorizzati” (art.23 del TUA),

 - dai “destinatari registrati” (art.8 del TUA), ovvero

- da soggetti diversi da quelli per conto dei quali i gestori di un deposito fiscale o destinatari registrati abbiano immesso in consumo o estratto il medesimo gasolio,
da parte delle seguenti tipologie di imprese, (imprese individuate per mezzo del rinvio all’articolo 24-ter del TUA) per lo svolgimento della loro attività di trasporto:

* imprese iscritte nell'albo nazionale degli autotrasportatori di cose per conto di terzi;

* imprese munite della licenza di esercizio dell'autotrasporto di cose in conto proprio e, secondo la norma, iscritte nell'elenco appositamente istituito (rammentiamo che la licenza per il trasporto di cose in conto proprio è rilasciata, in particolare, per ciascun veicolo di massa massima complessiva superiore a 6 tonnellate; art.83, Dlgs n.285/1992, Codice della strada);

* imprese che svolgono attività di trasporto di persone, in particolare, esercitando autoservizi.

La norma affida poi a un decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze di stabilire ulteriori limitazioni all’utilizzo della dichiarazione di intento.

Ancora nel settore delle accise, con l'articolo 7, si introducono disposizioni mirate a contrastare l'uso fraudolento di taluni prodotti, classificabili come oli lubrificanti, illecitamente venduti e utilizzati come carburanti per autotrazione o combustibili per riscaldamento, allo scopo di evadere il pagamento dell'accisa.

5) Accise: credito sul gasolio per autotrazione utilizzato nel settore del trasporto (articolo 8). 

Con l’aggiunta di un periodo all’articolo 24-ter del TUA (Testo unico delle accise), per i consumi di gasolio effettuati dal 1° gennaio 2020, si prevede che il recupero trimestrale del relativo credito è riconosciuto entro il limite quantitativo di un litro di gasolio consumato per ogni chilometro percorso da ciascuno dei veicoli ammessi al beneficio (veicoli di categoria superiore all’Euro 2, e di massa massima complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate).

6) Incentivi del Conto Energia e cumulo con la detassazione degli “investimenti ambientali” per gli impianti fotovoltaici (articolo 36).

Si interviene sul (presunto) divieto di cumulo degli incentivi alla produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici riconosciuti dal III, IV e V "Conto energia", con la detassazione fiscale per investimenti ambientali, prevista dalla Legge Finanziaria 2001. 

Si prevede, in particolare, che i soggetti interessati dalle misure possano mantenere il diritto a beneficiare delle tariffe incentivanti riconosciute dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), subordinatamente alla restituzione di una somma relativa ai benefici fiscali goduti ai sensi della Legge Finanziaria 2001. I soggetti che intendono avvalersi della definizione in discorso devono presentare un’apposita comunicazione all'Agenzia delle entrate, indicando l'eventuale pendenza di giudizi aventi ad oggetto il recupero delle agevolazioni ritenute non spettanti in virtù del divieto di cumulo e l'impegno a rinunciare agli stessi giudizi. La definizione si perfezionerà con il pagamento degli importi dovuti entro il 30 giugno 2020. 

Si dispone comunque che resti ferma la facoltà di agire in giudizio per coloro che non ritengono di avvalersi della norma in esame, contestando l’esistenza del divieto di cumulo (come del resto, sta confermando la giurisprudenza amministrativa).

7) Modifiche della disciplina penale in materia tributaria e della responsabilità amministrativa degli enti nella stessa materia (articolo 39).

L'articolo 39 del decreto-legge inasprisce le pene per i reati tributari e abbassa alcune soglie di punibilità; introduce, inoltre, in caso di condanna, la confisca dei beni di cui il condannato abbia disponibilità per un valore sproporzionato al proprio reddito (cosiddetta “confisca allargata”). La disposizione modifica, inoltre, la disciplina della responsabilità amministrativa degli enti per prevedere specifiche sanzioni amministrative quando il reato di dichiarazione fraudolenta sia stato commesso a vantaggio dell'ente. 

Le disposizioni dell'articolo 39 sono destinate ad avere efficacia solo dopo la conversione in legge del decreto in commento.

In merito a tali interventi, Confindustria ha rimarcato non solo l’inopportunità di agire nella materia penale-tributaria con lo strumento del decreto-legge a fronte della necessità di soluzioni più equilibrate e calibrate sulle caratteristiche del fenomeno evasivo in Italia, ma anche i danni, potenzialmente irreparabili, a carico delle imprese, per l’acuirsi delle criticità nella fase cautelare dei procedimenti penali, che è connotata, per sua stessa natura, da standard probatori meno pregnanti.

 


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